Quanti fosfati dai al tuo bambino?

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Dott.ssa Annunziata Taccone, Biologo Nutrizionista

I FOSFATI, chimicamente parlando, sono composti del fosforo naturalmente presenti nell'organismo umano e costituiscono nutrienti essenziali per la nostra alimentazione. Essi dunque sono presenti in cibi naturali ma nell’Unione Europea i fosfati sono autorizzati anche come additivi nell’industria alimentare: vengono aggiunti alle preparazioni con le funzioni di emulsionanti, antiossidanti e per migliorarne la consistenza rendendole più appetibili. Li ritroviamo nei formaggi fusi, nelle bevande aromatizzate analcoliche, nelle carni preparate, nei piatti pronti, nelle zuppe in scatola, nei tè e infusioni solubili, nei prodotti panati, insaccati e affettati, nei prodotti a base di farine di patate, nei prodotti dolciari, negli integratori alimentari e persino nel latte in polvere usato come preparazione per i lattanti. E’possibile riconoscerne la presenza in quanto sono contrassegnati in etichetta dalla dicitura E338, E339, E340… fino a E545, sigle che stanno per fosfati di calcio, o magnesio, o potassio, o ammonio o tri-poli-fosfati.

Fosfati nella dieta di bambini e adolescenti 

Studi non tanto recenti hanno dimostrato che ingerire troppi fosfati provoca problemi gravi alla salute. Negli adulti un eccesso determina problemi cardiovascolari, in quanto porta ad un indurimento delle pareti dei vasi, e provoca disfunzioni renali. Nei più piccoli un eccessivo consumo di questa sostanza è associato alla sindrome da deficit di attenzione e iperattività, nota come ADHD. In particolare, l’eccesso di fosfato blocca la secrezione della noradrenalina ormone che controlla e regola il flusso di impulsi nervosi al cervello. La Noradrenalina assicura il collegamento anche tra la neocorteccia (la sede del pensiero, sede dell’analisi e della creatività) e il cervello limbico (la sede delle emozioni). Di conseguenza l’interruzione di questo circuito determina nella persona una mancanza di freni inibitori ai suoi impulsi, senza essere in grado di gestire e di comportarsi in modo “normale”. 

Purtroppo negli ultimi anni si stima che la presenza dei fosfati negli alimenti industriali sia aumentata esponenzialmente (fino al 300% in 10 anni) e di conseguenza anche il loro consumo, a causa dell'uso smodato che facciamo di cibi confezionati e poco naturali. Per questo motivo l’EFSA ha stabilito una dose massima giornaliera tale da minimizzare il più possibile l'insorgenza di queste problematiche. Nel 2019 il gruppo scientifico ha dedotto una dose giornaliera globale ammissibile di 40 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo (mg/kg di peso corporeo) al giorno ( 2,8 grammi di fosforo/giorno per un adulto medio di 70 kg di peso corporeo). Questa quantità tiene conto del probabile apporto di fosforo da tutte le fonti, sia quelle naturali sia gli additivi alimentari e vale per individui sani, senza disfunzioni renali.

Ma nonostante queste indicazioni, si fa un consumo ancora troppo eccessivo di fosfati!

Il problema è che capire l’esatta quantità di fosfati che si assume quotidianamente non è semplice, in quanto c’è l’obbligo da parte del produttore di indicarne in etichetta la presenza e non la effettiva quantità. Infatti attualmente i fosfati come additivi negli integratori alimentari possono essere usati “quantum satis” (cioè quanto tecnicamente necessario).

Fosfati nel piatto COME DIFENDERCI?

Diminuire il consumo di cibi confezionati e artificiali è il primo passo da compiere per tutti. Ma attenzione soprattutto ai più piccoli: monitorare la quantità di cibi industriali additivati che consumano quotidianamente permette di evitare loro una intossicazione da fosfati in primis, ma anche da zuccheri e conservanti vari.

Riflettiamoci, in fondo si tratta solo della nostra salute!

Dott.ssa Taccone Annunziata Biologa e Nutrizionista a Roma

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