PsyMed

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Studio Polispecialistico Area Psicologica e Medica a Roma Trastevere

Professionisti al servizio della tua salute!

PsyMed si trova nel cuore di Roma, nel noto e stupendo quartiere storico di Trastevere.

Per prenotare un incontro nello studio di Roma (Trastevere) è necessario compilare le domande che trovi a questo link. Le tue risposte saranno analizzate dai professionisti PsyMed e verrai contattato direttamente dal tuo consulente. Successivamente al primo incontro, verranno decisi i modi, tempi e termini di una eventuale presa in carico della tua richiesta.

Presso lo studio PsyMed da diverso tempo il Dr. Fabio Meloni, psicologo e psicoterapeuta esperto in disturbi alimentari, tiene alcuni gruppi terapeutici sulla fame nervosa, a cadenza settimanale. La grande novità è che ultimamente ne è stato avviato uno in cui la sinergia con la figura del biologo nutrizionista, da sempre considerata risorsa importante, è stata intesa ben oltre la possibilità di un "semplice" coordinamento tra le due figure professionali sul singolo paziente (magari seguito individualmente): una volta al mese la Dr.ssa Carolina Cecere, biologa nutrizionista, partecipa agli incontri affiancando il Dr. Meloni e portando la propria competenza e professionalità nel vivo degli scambi del gruppo.

 

Ma vediamo più da vicino come funziona, rivolgendo qualche domanda ai professionisti coinvolti in questo interessante e innovativo progetto.

 

Dr. Meloni, a chi si rivolgono questi gruppi e come funzionano?

I gruppi di sostegno e terapia per Fame Nervosa, Disturbi del Comportamento Alimentare e Obesità accolgono persone che  sono impegnate in un percorso di perdita di peso o sono in trattamento dietetico/nutrizionale e sentono difficoltà nel seguire una dieta in modo continuativo; oppure presentano Disturbi del Comportamento Alimentare o soffrono di Fame Nervosa. Inoltre i gruppi sono molto efficaci nell'aiutare le persone che hanno affrontato o stanno affrontando un percorso bariatrico a modificare il loro stile nutrizionale e a mantenerlo nel tempo. I gruppi si incontrano una volta alla settimana per 2 ore in giorni e orari differenti della settimana. Presso PsyMed (a Roma zona Trastevere) sono attualmente attivi due gruppi, il mercoledì dalle 15 alle 17 e dalle 19 alle 21. Altri due gruppi sono in attivazione e sono previsti per il lunedì dalle 11 alle 13 e il martedì dalle 21 alle 23. Le iscrizioni sono sempre aperte e per accedere è necessario sostenere un colloquio individuale preliminare. 

 

Su quale input è nata l'idea di proporre un gruppo in cui lavorassero in sinergia e in modo integrato psicologo e nutrizionista?

Le problematiche con il cibo sono complesse e la maggior parte delle linee guida in materia, sia nazionali che internazionali, raccomandano l'approccio integrato e multidisciplinare nel trattamento di questo tipo di disturbi. Nei miei gruppi è previsto l'intervento del nutrizionista per un'ora al mese. Lo scopo non è quello di prescrivere diete o di verificare l'adesione ai piani alimentari. Piuttosto, il nostro obiettivo è quello di parlare di cibo e salute e di correggere i miti e le convinzioni – per lo più sbagliate e dannose - che le persone con problemi nella sfera alimentare spesso hanno. 

 

Dr.ssa Cecere, lei è biologa nutrizionista, e dunque segue individualmente diverse persone con disturbi alimentari. Qual è la differenza, il valore aggiunto, che può venir fuori dalla sua presenza in un incontro di gruppo di questo tipo?

Nei soggetti che soffrono di Disturbi del Comportamento Alimentare è fondamentale intraprendere un percorso psicologico, ma fondamentale è anche il confronto tra chi condivide le stesse problematiche. Durante questo confronto, la presenza di un nutrizionista è l'ideale per inculcare le basi di una sana e corretta alimentazione e correggere dei comportamenti sbagliati: spesso le persone, inconsapevolmente, si fanno guidare nelle proprie scelte alimentari da conoscenze errate, senza alcuna base scientifica, magari dando credito al 'sentito dire' o a post pubblicati sui social. Direi quindi che la presenza di un esperto in nutrizione è essa stessa un valore aggiunto.

 

Come sente accolta dai pazienti la sua presenza nel gruppo? Che tipo di domande le rivolgono?

Sin dall'inizio il gruppo ha accolto positivamente la mia presenza, facendomi sentire parte integrante di esso e la conferma di ciò è data dal fatto che di volta in volta le persone mi riferiscono di aver cambiato delle abitudini, radicate ma di per sé errate, e che ciò le ha portate a migliorare la gestione del loro disturbo alimentare.

Le domande che in genere mi rivolgono spaziano da semplici consigli pratici, come ad esempio “cosa bisogna mangiare prima e dopo una corsa?” a quelle magari più complesse del tipo “come prevenire e/o gestire attraverso l'alimentazione gli attacchi di fame nervosa?”. Ma in generale posso dire che ogni domanda è importante perché offre uno spunto da cui partire per esplorare più concetti e questioni.

 

Dr. Meloni, alla luce dell'esperienza maturata finora in questo progetto e dei feedback raccolti dai pazienti nel gruppo che conduce, che idea si è fatto circa l'efficacia di questa "formula"?

I feedback sono molto positivi e stiamo lavorando per rendere la collaborazione ancora più efficace e produttiva per le persone che partecipano. 

Se sei interessato ai nostri gruppi sui disturbi alimentari e fame nervosa attivi presso PsyMed a Roma (in zona Trastevere), contattaci saremo lieti di fornirti tutte le informazioni o rispondere alle tue curiosità.

Giovedì, 28 Gennaio 2016 09:25

Nutrizione nello sport

Presso il nostro centro a Roma, i nostri nutrizionisti forniscono una completa consulenza nutrizionale agli sportivi di qualunque disciplina.

A partire dalla valutazione dello stato nutrizionale e della composizione corporea in funzione dello specifico sport, viene stilato un programma nutrizionale personalizzato sulla base delle attività sportive, lavorative, di studio e delle consuetudini alimentari dei singoli atleti. E' possibile stilare un piano alimentare specifico per aumentare le performance sportive o per aumentare l'efficacia del piano di allenamento.

Cosa deve mangiare lo sportivo?

La dieta dello sportivo deve prevedere un alimentazione varia e compresa di tutti gli alimenti principali; nel caso degli sportivi è importante "calcolare" le quantità che devono essere proporzionali al tipo di attività fisica che si svolge. Inutile dire che quando l’attività fisica rallenta o cessa del tutto, è bene che l’ex‑atleta riduca proporzionalmente i suoi consumi alimentari, adeguandoli alle nuove abitudini.

Alimentazione e allenamento corretti a seconda del tipo di corpo

In letteratura si identificano tre tipi di corporature:

ECTOMORFO - La struttura corporea caratterizzata da arti lunghi, con ridotta percentuale di grasso corporeo e lenta acquisizione di peso.

ENDOMORFO - Struttura corporea piuttosto tondeggiante, con tendenza ad accumulare di grasso in vita, sui fianchi e sulle cosce. 

MESOMORFO - Corpo atletico, con spalle ampie, braccia e gambe forti e vita stretta

In base alla tipologia di appartenenza la dieta viene modulato poichè ogni tipologia ha un fabbisogno alimentare specifico da soddisfare.

Alimentazione di un tipo ECTOMORFO

Un’alimentazione ricca di carboidrati, perché è proprio l’eccesso di calorie che consente di avviare lo sviluppo della massa muscolare. È inoltre necessario assumere una quantità sufficiente di liquidi.

Alimentazione di un tipo MESOMORFO

Un'alimentazione ricca di carboidrati durante il giorno, riduzione dell'apporto di carboidrati alla sera. Molte proteine e grassi buoni eabbondante frutta e verdura. 

Alimentazione di un tipo  ENDOMORFO

È molto importante avere un’alimentazione controllata, limitando quindi carboidrati e grassi. Si devono preferire le proteine per lo sviluppo muscolare, nonché abbondante frutta e verdura. 

Se sei alla ricerca di un nutrizionista sportivo a Roma, contattaci con fiducia.

I nostri nutrizionisti sono altamente specializzati ed offrono diversi percorsi, modulabili sulle esigenze dei pazienti.

I nostri percorsi sono così strutturati:

  • Colloquio conoscitivo e valutazione dello stato di salute con visione degli eventuali referti medici;
  • Intervista alimentare con analisi dello stile di vita;
  • Rilevazione delle misure antropometriche (altezza, peso, circonferenze);
  • Calcolo del Metabolismo Basale, calcolo dell’Indice di Massa Corporea con valutazione del rischio cardiovascolare;
  • Valutazione della composizione corporea mediante Bioimpedenziometria (massa magra, massa grassa, stato cellulare, stato di idratazione,..);
  • Controlli periodici, mensili o bimensili, per la valutazione dei risultati.

I nostri NUTRIZIONISTI hanno inoltre definito alcuni percorsi specifici, tra i quali:

  • Percorso “Dimagrimento”: anamnesi nutrizionale, elaborazione di un piano dietetico personalizzato, continuo supporto;
  • Percorso “Donna”: anamnesi nutrizionale ed elaborazione di piani dietetici modulati sulle esigenze specifiche delle donne come gravidanza, allattamento, menopausa;
  • Percorso “Sportivo”: percorsi studiati per le varie discipline sportive a livello agonistico e non.

 

All'interno di PsyMed, i nostri nutrizionisti sono in grado anche di definire  piani alimentari specifici per:

  • Ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia;
  • Ipertensione arteriosa;
  • Sindrome metabolica;
  • Disturbi della digestione;
  • Reflusso gastroesofageo e/o gastrite;
  • Diabete;
  • Vegetariani e vegani;
  • Disturbi intestinali (morbo di Crohn, colon irritabile, stipsi,...);
  • Allergie ed intolleranze alimentari (celiachia, nichel, lievito, lattosio,...);
  • Insufficienza renale cronica od acuta.
Domenica, 18 Novembre 2018 22:33

L'ansia: tra normalità e patologia

Cos’è l’ansia

Nel momento in cui parliamo di ansia è necessario tener presente che ci troveremo di fronte ad una serie di manifestazioni fisiologiche e psichiche. È una condizione naturale di tensione che si manifesta con timore, apprensione e attesa inquieta, accompagnata spesso da una serie di correlati fisiologici: tremori, sudorazione eccessiva, palpitazioni, senso di affaticamento e difficoltà a respirare. Essa percuote la persona che la vive in tutta la sua unitarietà, creandole una serie di blocchi e difficoltà. Come ogni emozione, è caratterizzata da 3 componenti, una cognitiva, una somatica e una affettiva-emotiva.

-Punto di vista somatico: il corpo prepara l’intero organismo ad affrontare una minaccia (reazione d’emergenza, allarme rosso tutti i campanelli sono in funzione), si ha in questo caso una serie di aumenti come la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, incremento del flusso sanguigno verso specifici gruppi di muscoli e un’intensificazione del sistema immunitario e digestivo pronti a combattere la minaccia. A livello comportamentale si notano atteggiamenti volontari e non, che in pratica sono diretti alla fuga e all’evitamento della situazione.

-Punto di vista cognitivo: l’aspettativa di un pericolo crea incertezza proporzionata al nostro modo di percepirci, i nostri ideali, valori, i nostri apprendimenti e condizionamenti.

-Punto di vista emotivo: senso di terrore, panico e blocco che non permette al soggetto di valutare correttamente la realtà, e quindi di individuare in quella situazione delle possibili alternative.

L’ansia è uno stato complesso in cui il soggetto vive una situazione di penosa aspettativa di pericolo imminente, vissuta in una condizione di completa impotenza, senza che vi sia un oggetto reale a provocarla.

Spesso si fa una sorta di confusione tra paura e ansia, entrambi sono segnali di allarme ma con alcune differenze. La distinzione potrebbe essere difficile, generalmente si dice che la paura si manifesta in risposta ad una minaccia che è conosciuta, esterna e definita. Mentre invece l’ansia nasce di fronte ad una minaccia sconosciuta, interna, vaga e in origine conflittuale, che proviene dal proprio mondo interno configurando quindi galassie differenti da persona a persona.

Come già abbiamo detto, essa è una manifestazione naturale dell’essere umano (anche perché, nascendo in risposta ad uno stimolo percepito come minaccioso, ha una indubbia funzione adattiva) e colpisce quindi tutti, sebbene a livelli diversi. Le forme patologiche sono strettamente legate alle gradazioni delle sue manifestazioni, quindi ad una specifica struttura di personalità, che può provocare delle sensazioni molto forti, riducendo non solo la socialità del soggetto ma anche le sue prestazioni lavorative, sportive e in alcuni casi se non è ben contenuta anche portare azioni suicidarie.

 I disturbi d’ansia possono avere diverse configurazioni cliniche. I quadri più frequenti sono:

  • disturbo d’ansia generalizzato;
  • disturbo di panico;
  • disturbo fobico;
  • disturbo ossessivo/compulsivo;
  • disturbo post traumatico da stress.

La psicoterapia dinamica e la sua utilità nella cura dell’ansia

La Psicoterapia Psicodinamica, in base alle sue caratteristiche di lavoro sull’inconscio e sullo svelamento, può essere adatta per fronteggiare i disturbi d’ansia. Infatti andando a sintetizzare i suoi cardini possiamo spiegare come essa è una terapia che oscilla tra due poli opposti, un movimento continuo tra la terapia espressiva e quella supportiva: la terapia espressiva è l’analisi delle difese e lo svelamento del materiale dinamicamente rimosso nell’inconscio; la terapia supportiva/contenitiva è orientata a reprimere un conflitto inconscio rafforzando le proprie difese. L’obiettivo principale è quello di favorire in modo graduale, delle intuizioni o l’acquisizione di una migliore comprensione, ovvero il famoso insight, intesa come la capacità di capire le origini e i significati inconsci dei propri sintomi e del proprio comportamento. L’effetto curativo è costituito dall’integrazione derivante dalla consapevolezza di questi contenuti, che si manifesteranno successivamente attraverso nuove forme di approcciarsi alle situazioni di vita, si apprenderà inoltre a dare un senso migliore a se stesso e, al mondo esterno.

Un secondo assunto fondamentale della terapia psicodinamica è il transfert, ovvero il diretto collegamento tra il mondo interno dell’individuo e ciò che egli esprime nella relazione con gli altri, ma anche la correlazione tra rapporti interpersonali attuali e passati. Il transfert riguarda soprattutto la naturale tendenza a rivolgere sulle persone che ci circondano impulsi e fantasie del nostro passato così come le difese e le resistenze sono messe in atto per arginarli. In altre parole in analisi si riattiva la dimensione edipica del paziente, dove il terapeuta assume il ruolo di uno o entrambi i genitori. Le disposizioni di transfert più strettamente correlate ai problemi attuali del paziente costituiscono il focus dello sforzo interpretativo. È importante in questo caso, che il terapeuta non assuma un approccio colpevolizzante nell’interpretazione del transfert, tenendo anche presente che non tutte le osservazioni del paziente sono delle distorsioni.

È da notare inoltre come uno degli elementi nello sviluppo dell’ansia e delle sue configurazioni in disturbi e quadri specifici, sia la crescita di soggetti che vivono o hanno vissuto uno stile parentale percepito come iperprotettivo e rifiutante, e la presenza di psicopatologia nei genitori, in particolare depressione e fobia sociale. Una possibile interpretazione di questi dati è che i bambini che arrivano a sviluppare evidenti disturbi d’ansia sono esposti a genitori maggiormente ansiosi, i quali possono comunicare ai figli la sensazione che il mondo sia un luogo pericoloso. La relazione tra disturbo d’ansia nei genitori e l’inibizione comportamentale nel bambino appare inoltre mediata da alti livelli di emozioni espresse, in particolare una eccessiva tendenza materna alla critica, che portano a un aumento del rischio di psicopatologia.

Il lavoro di cura per i soggetti che soffrono dei disturbi d’ansia rivela la presenza di alcune relazioni oggettuali caratteristiche. In particolare, come già abbiamo accennato sopra, questi soggetti hanno interiorizzato rappresentazioni genitoriali che inducono vergogna o umiliazione, critica, ridicolizzazione, umiliazione e abbandonando (Gabbard, 1992). Questi introietti si stabiliscono precocemente nella vita e vengono poi ripetutamente proiettati in persone dell’ambiente che vengono quindi evitate (attraverso i fenomeni di transfert). Anche ammettendo che tali individui possono essere geneticamente predisposti a percepire gli altri come minacciosi, esperienze positive possono correggere significativamente questi effetti, ed è questo l’obiettivo centrale della terapia. Poiché l’analisi, come dovrebbe essere ogni contesto di cura, è uno spazio protetto dove il soggetto può riuscire a valutare non solo il suo modo di vivere il presente e le sue situazioni ansiogene, comprendendo il suo passato, dando un senso alla sua esperienza, ma anche sperimentare in modo creativo e unico le proprie potenzialità e quindi nuove modalità di percepirsi e di affrontarsi. L’analisi potrebbe essere associata ad una sorta di palestra, o di allenamento costante per rafforzare se stessi e il proprio esame di realtà.  

Per qualsiasi domanda o specificazione potete contattarmi telefonicamente a questo numero tel 3288116638, o magari inviarmi una vostra risposta via email a questo indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Buon lavoro Paolo.

Settembre è arrivato e con lui, spesso, la “crisi da rientro” e i noti buoni propositi!...

Ben consapevoli di ciò, i professionisti del nostro centro polispecialistico PsyMed a Roma, hanno deciso di rendersi disponibili per un’intera settimana di open-day. In altre parole, da lunedì 24 a sabato 29 settembre avrai la possibilità di prenotare una consulenza gratuita, scegliendo tra psicologo, nutrizionista e osteopata.

Le sfere di competenza e intervento dei collaboratori PsyMed coprono diverse tipologie di richiesta e ogni fascia d’età: trattamenti osteopatici per una utenza che va dal neonato all'anziano, passando attraverso la donna in gravidanza o lo sportivo; screening e riabilitazione delle funzioni cognitive (per minori con DSA o anziani con demenza); consulenze di psicologia giuridica; percorsi di psicoterapia individuale (per adulti o bambini), di coppia o di gruppo; piani dietetici personalizzati in situazioni patologiche o fisiologiche (dallo sportivo, al vegano, al diabetico, alla donna in gravidanza).

Dunque consulta il calendario della locandina e contattaci per prenotare subito la tua consulenza gratuita e avere l’occasione di conoscere da vicino il nostro centro e i diversi servizi offerti: dopo la pausa estiva, riprendi con il piede giusto!

Per info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. / 06.56569013 o inviaci un messaggio tramite l'area contattaci

 

Open day: Psicologo, Osteopata e Nutrizionista a Roma

Il concetto di adattabilità è spesso frainteso e utilizzato in modo approssimativo poco riconosciuto nella sua veste di significato.

Molte volte lo troviamo messo li, insieme ad esempio ad altri concetti come quello di crisi, per dare spiegazioni generiche e pluralistiche in differenti ambiti come: nei contesti sociali, psicologici, in quelli medici ecc,. In questo modo però, si tende ad allargare o restringere sempre di più i suoi confini, nell’ottica delle intenzioni e motivazioni umane, smarrendo cosi la chiave originaria che è di tipo filogenetica. Il concetto di adattabilità deriva da quello di adattamento inteso come un accomodamento, ciò che si trova utile in una relazione, ciò che diviene comodo per le parti in relazione.

Tra i primi a considerare i termini di adattamento e adattabilità c'è il famoso naturalista francese Jane Baptiste de Lamarck (1744-1929) che fornì la prova che gli organismi avevano subito, col passare del tempo, delle modificazioni e nel 1809, in un libro dal titolo “Philosophie zoologiche”, affermò che gli organismi si erano evoluti in risposta al loro ambiente. Evolvere significa passare da una forma ad un’altra e Lamarck fu il primo a suggerire il concetto di evoluzione per gli esseri viventi. Tutti gli esseri viventi osservava Lamarck, presentano dei sorprendenti adattamenti all’ambiente, con una perfetta corrispondenza fra le forme degli organismi e il compito o funzioni da essi svolto. Nell’ipotesi avanzata dal naturalista francese per esempio l’allungamento del collo della giraffa, come qualsiasi altro adattamento, è prodotto da una tendenza al miglioramento, propria dell’organismo una vera e propria spinta interna, in relazione alle caratteristiche specifiche di quel contesto ambientale e relazione. Infatti gli animali, nei quali non è sorta questa spinta interna sono rimasti a pascolare l’erba e hanno dato origine ad altre specie di erbivori, quali potrebbero essere gli antilopi, che hanno sviluppato altre caratteristiche per la sopravvivenza (la corsa). Invece altre specie che hanno vissuto una condizione di addomesticamento, quindi un condizionamento esterno, non hanno sviluppato altre caratteristiche funzionali alla loro sopravvivenza (es. le pecore). Da notare come nel mondo passato l’adattamento e il miglioramento è principalmente di tipo fisico e poi psichico.

 

Patologia e benessere

Oggi giorno è difficile definire cos’è la malattia e cos’è la patologia. Per esempio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità orienta le sue definizioni sui concetti di salute e benessere, cercando di raggrupparli in un insieme di più definizioni, che possono ampliare e saturare i due costrutti. Concordando su questa linea di pensiero e, utilizzando una chiave di lettura psicodinamica, un modello per cui ogni evento non nasce dal nulla ma dallo scontro e incontro di relazioni e dinamiche tra le parti, possiamo vedere come i concetti di salute e benessere, come quello di patologia e malattia siano tra di loro interconnessi, ed esprimono in modo diverso, più o meno, i livelli di comprensione e ascolto sia del proprio corpo che delle proprio mondo interno. Mondo interno purtroppo accantonato, poco considerato a vantaggio invece di un mondo rigido legato alle abitudini. L’abitudine e la consuetudine di vedere e vedersi sempre nello stesso modo, ci porta a non effettuare un adeguato esame della realtà, favorendo in questo caso la rigidità delle relazioni e di ruoli, che spesso non sono più funzionali e adattivi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità del 1948, ha definito la salute come: uno stato di completo benessere fisico, sociale e mentale, e non soltanto l’essenza di malattia o di infermità. La salute in quest’ottica viene considerata non tanto una condizione astratta, quanto un mezzo finalizzato ad un obiettivo che, in termini operativi, si può considerare una risorsa che permette alle persone di condurre una vita produttiva sul piano individuale, sociale ed economico. La salute è una risorsa per la vita quotidiana e non lo scopo dell’esistenza. Si tratta di un concetto positivo che valorizza le risorse sociali e personali, oltre alle capacità fisiche.

Negli anni 70 circa lo psicoanalista francese Bergert, costruisce un'interessante definizione di patologia, considerando la malattia come una sorta di scompenso nella vita della persona: scompenso o perdita di un equilibrio, che genera diverse conseguenze (malattie e sindromi) in relazione alla specifica struttura di personalità. Le malattie come le sindromi sono fattori precipitanti nella vita di un essere umano e si riferiscono a due aspetti: uno di tipo genetico ereditario; l’altro invece ad un insieme di aspetti legati e ancorati al nostro modo di vivere, al nostro stile di vita, quindi al modo con cui noi percepiamo il mondo, gli altri e come affrontiamo i conflitti. La maggioranza di noi prende poco sul serio il proprio sentire, il benessere (spesso associato al denaro e alla possibilità di avere), ma la salute non è un qualcosa che si può comprare o a cui accedere attraverso buoni punti. Il nostro corpo è ancora in gran parte sconosciuto, è un organismo perfetto che si è evoluto e si sta ancora evolvendo nel suo cammino.
Da notare come nel momento in cui si parla di benessere non possiamo fare a meno di ricordare la scarsa qualità e la cattiva educazione nelle nostre diete, in ciò che mangiamo, imbrigliate nelle logiche consumistiche dove qualità e vero risparmio non sono i loro veri punti di forza. Non dimenticando poi, la cattiva qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre città, sempre più grandi,
sempre più trafficate, sempre più cemento rispetto al verde e alla possibilità di godere dell’ombra di un bell’albero.

 

L’adattamento come utilità.

Nel nostro presente globalizzato, robotizzato e ricco soprattutto di necessita superflue non dobbiamo direttamente confrontarci con la natura e le sue forze, non dobbiamo più sforzarci ad allungare il collo per prendere la mela in cima all'albero. La genialità della specie umana è riuscita ad andare oltre, purtroppo però, con un notevole dispendio di energie e vite, l’essere umano è riuscito a manipolare in gran parte la natura e se stesso, perdendosi. Siamo arrivati al punto che gli aspetti naturali a cui noi ci dobbiamo abituare e confrontare sono veramente minimi, rispetto a quelli sociali legati in particolar modo al sovraffolamento e, a quelli culturali che sono tipici delle specifiche culture che le hanno definite e inventate nel corso del tempo. In modo, forse, un poco estremo intendo dire che oggi ci confrontiamo nella maggiore parte dei casi con aspetti culturali e affettivo-relazionali. L’adattabilità, ovvero ciò che ci è utile e comodo all’interno di una relazione, i nostri modi di fare e di essere, i famosi vantaggi delle malattie e delle sindromi, e le forme più patologiche, quelle che presentano un maggior dispendio energetico, maggiori strascichi affettivi risultano essere la risultante di un prodotto che tende a disconoscere le reali potenzialità della persona.

C’è una sorta di propensione alla non riflessione, alla non reale percezione dei propri bisogni e quindi delle proprie emozioni, soprattutto alla loro espressione, continuamente accantonate come fondi di investimento per improvvise esplosioni violente, rabbiose o inaspettati comportamenti impulsivi, inattese ritirate, nascondendoci in questo caso, dietro le nostre ansie e le angosce di non essere all’altezza dei pregiudiziosi ideali. Siamo centrifugati e centripedati nei vortici degli aspetti socialmente costruiti, dimenticandoci e allontanandoci dalle nostre potenzialità, la difficoltà di porsi una domanda, la successiva risposta limitata a ciò che ci è strettamente utile e accomodante, la complessità e oscurità nel capire quali bisogni soddisfare, quali invece, stiamo nascondendo. Il nostro modo di porci, il nostro adattamento e la nostra personalità è continuamente espressa attraverso i nostri modi fare e di essere in relazione, non possiamo nasconderci poi cosi tanto, né da noi stessi né tanto meno degli altri.

Ognuno di noi occupa un preciso spazio nel nostro sistema o meglio nel nostro pianeta. Le ansie, angosce, le depressioni, la scarsa autostima, le dipendenze, e tutte quel ventaglio di emozioni negative come l’invidia, la vergogna, l’odio, le manipolazioni, le menzogne sono aspetti o parti che sono trasversali e cioè, fanno parte dei nostri adattamenti e condizionamenti, che vengono vissuti da tutti in momenti diversi e specifici della vita. Poi, sta a noi decidere quando è il tempo e il momento per capirli e superarli. Le patologie psichiche sono legate strettamente alla persona (e alla struttura di personalità) che nasce e si adatta (ovvero costruisce degli accomodamenti specifici che verranno traslati in tutte le future relazioni) in uno specifico contesto comunicativo e quindi relazionale affettivo. Purtroppo Madre Natura ci ha fornito il materiale ma siamo noi stessi ad utilizzarlo. Spesso rimango colpito (anche se noto una leggera inversione di tendenza) ancora oggi, come si pensi che il bambino e l’infante non siano in grado di capire e comprendere. Trascurando come la capacità di comprensione sia legata principalmente al livello evolutivo e, secondo, alla caratteristiche dello stimolo, quindi alla gestione e al filtro dell’adulto. Le problematiche si innescano nella relazione con l’adulto o il genitore che per non volontà, per semplicità o per propri limiti e bisogni, tende continuamente a mascherare parti di realtà, innescando in questo modo precisi adattamenti. L’importante meccanismo studiato dalla Klein dell’ identificazione proiettiva, che si innesca da subito, nelle prime fasi della relazione adulto bambino: dare senso e significato all’esperienza del piccolo, in base a ciò che si è compreso, o meglio a ciò che si è interiorizzato, che possa successivamente fare da ponte al piccolo alla sua percezione dei propri bisogni e dell’esame della realtà.

Il punto di partenza sarebbe la domanda “come mai non l’ho pensato prima, oppure perché non ritengo necessario spiegarlo o farlo, e per quale motivo?" Le risposte sono le più dure da accettare e metabolizzare perché vanno ad attaccare i nostri limiti e i nostri adattamenti, in pratica i mezzi o quello che fin a quel momento abbiamo utilizzato e imparato per confrontarci: mettono in discussione la nostra famiglia, il nostro gruppo di origine dove siamo nati e cresciuti, esempio “i miei facevano sempre cosi, oppure io sono cosi ecc.ecc”. Partendo dal presupposto che non c’è un opposto del comportamento, la non volontà deve essere necessariamente vista come la manifestazione di volontà di non fare, di non dire, di non capire e di non spiegare. E se non ho la forza e il sentimento o la spinta a non capire e a non fare, vuol dire che l’adattabilità è fortemente predominante e più vantaggiosa nella soddisfazioni dei bisogni.

 

I miglioramenti nell’adattamento.

Sempre nel nostro presente veloce, vorace e famelico prevalgano moltissime soluzione per le proprie difficoltà e problematiche. Le possibilità sono molte e tutte possono essere adeguate alla persona e ai suoi bisogni rilevati in quei momenti. Anche l’uso dei farmaci potrebbe essere una iniziale soluzione, anche perché le sostanze possono in tal caso essere un sostegno, anche molto valido, presentando però delle controindicazioni, ma il vero aiuto è sempre legato allo sforzo della persona di capirsi, conoscersi e affrontare e accettare i propri condizionamenti. In poche parole: non c’è miglior medico di se stesso. In questo caso l’analisi e le psicoterapie hanno come obiettivo quello di riportare la persona al centro di sé, di divenire capitani e comandanti del nostro corpo e delle nostre intenzioni, quindi facilitare, migliorare e innescare un processo di conoscenza e di cura della propria persona.

Senza andare oltre perché ci sarebbe da scrivere e scrivere, possiamo dire come le scienze psicologiche e l’avvento della psicoanalisi e le sue riflessioni, hanno portato la configurazione di numerose scuole e corretti di pensiero, le quali hanno dato un notevole contributo sulla conoscenza dell’essere umano, in particolar modo nella sua adattabilità (ciò che ci è utile e comodo) nella parti in relazione. Riconoscendo diversi e importanti contributi scientifici, ne voglio sottolineare uno, quello della scuola di Palo Alto: l’importanza della comunicazione e i suoi assiomi; i significati e i ruoli tra le parti, gli aspetti socialmente costruiti “la cultura”. Per essere più chiari, un individuo forma la sua personalità all’interno di un continuo contesto comunicativo, attraverso il quale impara a soddisfare i propri bisogni, quindi cresce all’interno di un piccolo gruppo con il quale si confronta con concetti e preconcetti formati da altri gruppi.

Dopo questo lungo preambolo, forse noioso, ma secondo me indispensabile per poter comprendere la prospettiva e la mia cornice di riferimento, il vero punto di partenza utile a questa riflessione scritta è semplicemente una domanda…: tutti noi ci tendiamo ad adattare all’esame di realtà più o meno, (e abbiamo visto come l’adattamento porta una sorta di accomodamento, di utilità all’interno di una relazione in altre parole una sorta di equilibrio attraverso cui la persona riesce a soddisfare i suoi bisogni), ma perché alcuni adattamenti sono più funzionali rispetto ad altri? E perché il nostro modo è diverso da quello di un altro?!
Queste potrebbero essere delle domande a cui si potrebbe rispondere insieme..

Per qualsiasi domanda o specificazione potete contattarmi telefonicamente a questo numero tel 3288116638, o magari inviarmi una vostra risposta via email a questo indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Buon lavoro Paolo.

Il solito caffé…. No, un altro che parla di ansia!…. Sì, un altro professionista che ci descrive qualcosa che altri prima di lui hanno elaborato ma che principalmente si vive. Per poter capire un fenomeno è necessario conoscerlo, rifletterci sopra; quindi capire la sua natura, i momenti in cui agisce, gli effetti fisiologici-comportamentali e in fine le conseguenze. C’è da dire però, come nei nostri contesti sociali, veloci e superficiali, sia facile confonderci e soprattutto etichettare situazioni o condizioni importanti, dare senso alle nostre esperienze sia corporee sia mentali, confondendoci.

 

Cos'è l'ansia?

Definizione di ansia: condizione di tensione che si manifesta con timore, apprensione, attesa inquieta e, spesso, con una serie di correlati fisiologici come tremori, sudorazione eccessiva, palpitazioni, senso di affaticamento e difficoltà a respirare. È caratterizzata da 3 componenti una cognitiva, una somatica e una affettiva emotiva.
Punto di vista somatico: il corpo prepara l’intero organismo ad affrontare una minaccia (reazione d’emergenza, allarme rosso tutti i campanelli sono funzione), si ha in questo caso una serie di aumenti come la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, incremento del flusso sanguigno verso specifici gruppi di muscoli e un'intensificazione del sistema immunitario e digestivo pronto a combattere la minaccia. Al livello comportamentale si notano atteggiamenti volontari e non, che in pratica sono diretti alla fuga e/o all’evitamento della situazione.

 

L'ansia dal punto di vista cognitivo ed emotivo

Punto di vista cognitivo: aspettative di un pericolo, incertezza che è direttamente collegata con il nostro modo di percepirci, i nostri ideali, valori, apprendimenti e condizionamenti.
Punto di vista emotivo: senso di terrore, panico e blocco che non permette al soggetto di valutare correttamente la realtà, e quindi di individuare in quella situazione delle possibili alternative.
La comunità scientifica è del parere che tutti vivono il sentimento e la sensazione di ansia, ma non a tutti risulta essere patologico. Prima di valutare l’ansia come patologia è opportuno conoscerla come si fa con una persona nuova che si ha di fronte. Partire dal fatto che essa è una manifestazione degli esseri viventi, in particolare dei mammiferi, specie nell’essere umano incastrato nei condizionamenti e apprendimenti sociali. Purtroppo quest’ultimi hanno una grande incidenza sulle nostre aperture e allarmismi. Una buona terapia sull’ansia parte principalmente dal riconoscere i propri sentimenti/emozioni, successivamente valutare i diversi significati e aspettative che tendiamo ad attribuire al mondo esterno. Quindi anche in questo caso tutto ha inizio con un lavoro o una presa in carico su ciò che pensiamo noi, quello che viviamo e perché lo vogliamo vivere in quel mondo invece di un altro. A livello analitico l’ansia parte da uno stimolo “segnale” intorno al quale si struttura un conflitto, caratterizzato da pulsioni e affetti che vorrebbero essere soddisfatti ma che sono contrastati dai meccanismi di difesa dell’Io, quelli che in parte ci permettono un più o meno adeguato adattamento al mondo esterno. In questo caso le emozioni o gli aspetti pulsionali vengono vissuti come proibitivi e ritenuti pericolosi, minacciano il nostro modo di essere adattivi. In una terapia ad indirizzo psicoanalitico, si lavora all’analisi delle difese che il soggetto ha costruito nel corso della sua esistenza o del suo adattamento, a rendere manifesto ciò che del sé è stato rimosso o represso. L’ansia è un segnale che viene avvertito dall’Io, che crea delle sensazioni di allarmismo e pericolo.

 

L'ansia in ottica psichiatrica e dinamica

In un ottica psichiatrica e dinamica, l’ansia è uno stato naturale che si presenta trasversalmente in tutte le strutture di personalità, ovviamente con incidenze, livelli e condizioni differenti a seconda dei casi. Diventa patologica nel momento in cui compromette o blocca il normale svolgimento delle nostre funzioni. Non sempre poi, questo allarmismo è proprio cosi negativo: teniamo presente che questo sentimento si è evoluto nel corso del tempo dell’uomo e ci ha permesso anche la sopravvivenza. Infatti, alcune volte è il motore necessario per poter partire, affrontare e capire quali sono le nostre difficoltà che si riferiscono sempre alla relazione di due grossi insiemi di significati: da una parte il mondo interno (le nostre interiorizzazioni e aspettative) e la realtà esterna proiettata, e dall’altra parte l’esame di realtà. Nelle forme più patologiche essa si presenta insieme ad altre manifestazioni e condizione psichiche gravi che tendono ovviamente a bloccare il normale svolgimento delle funzioni.

 

Come superare l'ansia

Ci sono vari modo per superare e accettare questa condizione umana, secondo il mio personale parere ci sono diverse strade che si possono intraprendere, sono però tutte in relazione alla capacità del soggetto di poter riflettere personalmente sulle proprie emozione e sui propri stati corporei. Dal mio punto di vista una buona analisi con la sua disciplina, può essere un valido aiuto per iniziare un nuovo modo di vedersi e percepirsi, quindi aprirsi all’esperienza e a vivere in modo diverso le nostre parti più conflittuali riducendo cosi i nostri allarmismi, per imparare a vivere sereni.


Per qualsiasi domanda o specificazione potete contattarmi telefonicamente a questo numero tel 3288116638, o magari inviarmi una vostra risposta via email a questo indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Buon lavoro Paolo.

Sabato, 20 Agosto 2016 15:03

Consulenza nutrizionale

Perché richiedere una consulenza nutrizionale?

Ogni "paziente" dovrebbe avere con il proprio nutrizionista un rapporto di cordialità e fiducia. Perchè il trattamento dietetico abbia veramente effetto è necessario avere una certa complicità e fiducia con il nutrizionista, il quale dovrebbe discutere assieme alla persona i problemi che l'hanno spinta verso un trattamento dietetico e le possibili soluzioni, al fine di intervenire nel modo più corretto senza troppo gravare sulle abitudini alimentari e lo stile di vita della persona.

E' quindi importante instaurare un vero e proprio rapporto umano, fondato sulla stima e la fiducia reciproci: il "paziente" deve credere nelle capacità del proprio nutrizionista ed impegnarsi seriamente nel seguire le indicazioni che gli vengono fornite, dall'altra parte, il nutrizionista deve coinvolgere attivamente il soggetto nella stesura di una dieta mirata e personale, credendo nella volontà di seguirla dello stesso, e nel suo impegno per ottenere risultati concreti.

E' con quest'ottica che effettuo le mie consulenze nutrizionali, come se il trattamento fosse un percorso da intraprendere assieme al cliente, passo dopo passo, verso la soluzione dei problemi che l'hanno spinto a rivolgersi a me.

 

Come è organizzata La consulenza nutrizionale

Colloquio e raccolta dati generici

La prima fase della consulenza in cui parlo con la persona, per conoscerla, capire il motivo per il quale intende seguire una dieta ed esaminare i motivi che l'hanno spinta a chiedere un aiuto al nutrizionista. Durante il colloquio avviene una prima raccolta di dati utili alla stesura del piano dietetico, riguardanti sia le abitudini alimentari che lo stile di vita della persona.

 

Misurazioni antropometriche e rilievi bioimpedenziometrici

In questa fase effettuo misurazioni in termini di: peso, statura, circonferenze e pliche corporee. Le misurazioni vengono effettuate a contatto con la pelle per non introdurre errori e sovrastime, date dagli indumenti, per questo è gradito che il soggetto indossi un abbigliamento intimo adeguato al tipo di visita che andrò ad effettuare. Il test bioimpedenziometrico viene effettuato attraverso l'uso di un bioimpedenziometro che permette di calcolare la composizione corporea in termini di massa grassa, la massa magra, muscolatura, acqua corporea e massa ossea. Sia la misurazione antropotmetrica che il rilievo bioimpedenziomentrico sono necessari per stimare lo stato di nutrizione della persona e per svolgere i calcoli dei fabbisogni energetici, al fine di poter elaborare una dieta ottimale e specifica per ognuno.

 

Anamnesi alimentare e stima fabbisogni energetici

L'anamnesi alimentare è un'indagine che mi permette di conoscere le abitudini alimentari del soggetto sia attuali che passate, le eventuali terapie nutrizionali pregresse, i suoi gusti ed il generale stile di vita che conduce. Già in questa fase posso consigliare alla persona eventuali cambiamenti che sarebbe salutare adottare, sia a tavola che, in generale, nella vita di tutti i giorni. Il passo successivo è la stima del fabbisogno energetico della persona. Questo avviene indagando sulle attività quotidiane che il soggetto svolge, come lavoro, sport, hobbies ed interessi, e rapportando il tutto alle misurazioni antropometriche e bioimpedenziometriche precedentemente effettuate. In questo modo posso sviluppare un programma dietetico che sia il più vicino possibile alle abitudini ed alle esigenze del soggetto, senza perdere di vista gli obiettivi che, insieme, ci siamo prefissati di raggiungere.

 

Discussione del problema alimentare e delle possibili soluzioni

Una parte importante della consulenza nutrizionale in quanto, insieme alla persona, si discute il problema che l'ha spinta verso il percorso dietetico ed, una volta inquadrato chiaramente il "problema", concordiamo insieme le soluzioni che più si adattano al caso.

 

Sulla base di tutti i dati ed informazioni ricavati dalla consulenza, verrà compilato un piano dietetico che sia il più possibile vicino alle abitudini alimentari del soggetto, in modo che sia più facilmente sostenibile, pur mirando ad ottenere i risultati concordati, nei tempi adeguati al caso.

In zona Trastevere, abbiamo aperto il nostro centro con un team di Nutrizionisti a Roma a tua disposizione.
 
Il biologo nutrizionista, insieme al dietista e al dietologo, sono le uniche figure con piena facoltà di prescrivere diete e regimi alimentari; è sempre bene affidarsi a professionisti seri e affidabili del settore, che abbiano nel loro background formativo ed esperienziale le conoscenze per lavorare al meglio con le persone. 
 

Come dimagrire con l'aiuto del nutrizionista

All'interno del nostro centro, la dieta viene elaborata pensando alle necessità e bisogni della persona, in pratica si tratterà di una dieta personalizzata e cucita sulle proprie necessità! È bene fin da subito precisare che non esistono diete miracolose, né tanto meno prodotti dai risultati strabilianti; se tutte le diete nel breve periodo funzionano, il nostro obiettivo non può essere solo quello di perdere peso, ma anche e soprattutto mantenerlo nel tempo abbinandolo ad un’alimentazione normocalorica e variegata. 
Tra i nostri obiettivi quindi troviamo: mantenere il peso corretto puntando ad un'alimentazione normocalorica.
Martedì, 21 Giugno 2016 11:36

Nutrizionista sportivo a Roma

Alimentazione e sport connubio perfetto

Per avere risultati eccezionali nell’ambito sportivo, è fondamentale condurre un regime di alimentazione accuratamente studiato e preparato per ogni tipo di performance.

In ambito sportivo, infatti, la richiesta energetica del nostro organismo è diversa rispetto a quanto necessario ad un individuo statico e, pertanto, tutte le componenti devono essere strutturate in modo da poter garantire il giusto apporto al nostro corpo.

I nostri nutrizionisti seguono da anni vari atleti in varie discipline sportive con l'obiettivo di aumentare le performance sportive, massimizzando le prestazioni dell'alteta e migliorando anche il benessere psico-fisico.

Oggi sappiamo che è necessario curare l'alimentazione sia nelle fasi di preparazione ad una competizione, sia in prossimità della stessa, non tralasciando anche l'alimentazione del post-gara. Ogni atleta dovrebbe essere consapevole delle proprie scelte alimentari e, guidato con opportune strategie nutrizionali da un esperto, raggiungere i suoi obiettivi con successo.

Una dieta equilibrata aiuta a far fronte a varie situazioni che in campo sportivo avvengono di frequente, come le variazioni del carico di allenamento e dell’orario in cui questo viene svolto e la ricerca di un cambiamento della composizione o della massa corporea.

Un’adeguata alimentazione aiuta anche a ridurre il rischio di malattia e di infortuni e a soddisfare i fabbisogni nutrizionali di soggetti sportivi particolari (bambini e adolescenti, donne, vegetariani e vegani, persone di terza età).
Abbinare una corretta nutrizione all’esercizio fisico è la chiave per <strong>mantenere il proprio corpo in salute e raggiungere la forma fisica desiderata, ed è ciò che dovrebbe fare qualsiasi persona, atleta e non.

 

Idratazione e sport

Oltre ad un regime di alimentazione corretto e salutare, non bisogna dimenticare quanto anche l’idratazione per uno sportivo giochi un ruolo decisamente di rilievo.

 

Esercizio fisico e nutrizione sono elementi complementari per raggiungere i tuio obiettivi.

Nutrizionisti sportivi a Roma Trastevere

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