Dott.ssa Francesca Castellano è Psicologa, Psicodiagnosta, Psicologa Giuridica e Psicoteraputa in formazione

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Dott.ssa Francesca Castellano Psicologa - Psicodiagnosta - Psicologa Giuridica - Psicoteraputa in formazione

La Dott.ssa Francesca Castellano è Psicologa, Psicodiagnosta, Psicologa Giuridica e Psicoteraputa in formazione, all’ultimo anno, presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC).
Ha maturato esperienze di collaborazione in vari ambiti pubblici, soprattutto psichiatrici ( Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura, Centro di salute mentale), ma anche di sostegno ai malati oncologici (Aimac- Associazione Italiana Malati di Cancro).
Attualmente è socio dell’AIPG (Associazione Italiana di Psicologia Giuridica) e collabora con l’Asl Roma 2 e con l’Associazione di Clinica Cognitiva (A.C.C.)

Si occupa di:

  • consulenza psicologica (individuale adultii
  • psicodiagnosi (Rorschach,MMPI, Disegno della figura umana di Machover, WAIS)
  • psicologia giuridica (consulenze di parte in ambito civile e penale)
  • psicoterapia adulti (individuale) disturbi d’ansia e dell’umore, fobie, gestione del trauma
 

Leggi di più sulla Dott.ssa Francesca Castellano Psicologa, Psicodiagnosta e Psicoteraputa in formazione a Roma

Sono una psicologa laureata in Psicologia Clinica e di Comunità (conseguita presso l’Università Europea di Roma), inscritta all’albo degli psicologi del Lazio dal 2015 (Sez. A n° 20992).


Il mio forte interesse per l’ambito giuridico mi ha portato a svolgere una tesi sulla suggestionabilità del minore, supervisionata dal Prof. Paolo Capri, a svolgere con lui un tirocinio presso l’A.I.P.G (associazione Italiana di Psicologia Giuridica).

Nel 2013 ho conseguito un master in Psicologia Giuridica e Psicopatologia Forense presso la stessa associazione e, nel 2017, un master Biennale in Psicodiagnostica Clinica presso il CEIPA (Centro Studi Psicologia Applicata).

Tutto ciò mi ha portato a completare la mia conoscenza dell’ambito valutativo sia in un contesto giuridico che clinico.

L’interesse per il sostegno dei malati in un contesto sanitario pubblico mi ha portato a collaborare con l’Aimac (Associazione Italiana Malati di Cancro) e a frequentare, in veste di volontaria, il reparto di Oncologia dell’ Ospedale San Filippo Neri.

In questi anni di specializzazione mi sono dedicata all’ambito psichiatrico, frequentando l’SPDC (Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura) dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma e il Centro di Salute Mentale Laurentino 38 (Asl Roma 2).

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Colloquio di Consulenza Psicologica Gratuita con la Dott.ssa Francesca Castellano, Psicologa a Roma

L’ansia è una condizione che, al giorno d’oggi, caratterizza e influenza la vita di molte persone. Può manifestarsi in tanti modi, con attacchi di panico, ipocondria, ansia generalizzata, fino ad arrivare alle più “quotidiane”, ma a volte fortemente invalidanti, fobie specifiche.

Ma cosa c’è realmente dietro l’ansia? Qual è l’emozione che traduce veramente il nostro disagio?

La Terapia Cognitiva è il trattamento d’elezione per questo tipo di disturbi e spesso utilizza tecniche specifiche per il superamento e, soprattutto, la comprensione di tali difficoltà. Una fra tutte, usata sia per il trattamento delle fobie specifiche che per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è l’ERP (ESPOSIZIONE CON PREVENZIONE DELLA RISPOSTA).

Guidato dallo psicoterapeuta l’individuo può seguire un percorso che consta di due distinti elementi: l’esposizione e la prevenzione della risposta. Prevede, dunque, che i pazienti entrino in contatto con gli stimoli ansiogeni per un tempo più elevato di quanto sono solitamente disposti a tollerare, per arrivare a bloccare i comportamenti messi in atto normalmente dal soggetto dopo essere entrato a contatto con tali stimoli.

Vuoi provare a capire meglio come funziona l’ERP?

Semplicemente pensi di voler intraprendere un percorso per affrontare la tua ansia e non sai da dove iniziare?

Comincia col prenotare un primo colloquio gratuito con lo psicologo presso il mio studio PsyMed, in via Ugo Bassi 42!

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Che cos'è il test di Rorschach 

Il test di Rorschach, che prende il nome dallo psichiatra svizzero Hermann Rorschach, è uno strumento di indagine della personalità.

La continua verifica sperimentale in ambito psicologico tesa a valutare la fondatezza del materiale interpretativo prodotto, ha fatto si che negli anni questo test sia stato definito come uno strumento proiettivo valido e riconosciuto.

Questo reattivo sfrutta il meccanismo inconscio della proiezione, in base al quale, di fronte ad un’immagine ambigua e poco strutturata, il soggetto tende a proiettare su di essa il proprio mondo interno fatto da fantasie, ricordi  e significati personali, piuttosto che osservarla in maniera oggettiva.

 Il test è composto da 10 tavole, sulle quali sono presenti delle macchie simmetriche simili a quelle che si potrebbero creare quando si lascia cadere dell’inchiostro su un foglio di carta.

Le tavole sono 5 monocromatiche, 2 bicolori e 3 colorate, tutte caratterizzate da toni chiaroscurali. Il contenuto di ogni tavola evoca nel soggetto sottoposto al test determinate situazioni psicologiche o manifestazioni affettive, ad esempio disagio, stupore o turbamento, ma anche manifestazioni positive.

É importante far presente al soggetto che non ci sono risposte giuste o sbagliate e che ognuno risponde agli stimoli in modo individuale e unico.

L’interpretazione di quanto detto dal paziente consente di tratteggiare un profilo attitudinale e di fronteggiamento dello stress e uno più generale di personalità, oltreché di far emergere eventuali problematiche. Va detto che questo test rappresenta lo strumento preferenziale se si desidera approfondire alcune dinamiche interpersonali e di modulazione delle emozioni.

Nell’effettuare un esame psichico dunque, lo psicologo, che somministrerà il Rorschach previa formazione di due anni,  integrerà l’utilizzo di tale test con il metodo clinico, tradotto attraverso colloqui liberi e tematici.

 

Quando si usa il test di Rorschach

Il test di Rorschach in Ambito clinico

In questo caso può essere necessario quando si vuole intraprendere una psicoterapia: in tal modo lo specialista potrà avere un più agevole accesso al mondo interiore del paziente. Inoltre esso può essere utilizzato nel caso in cui la storia clinica del soggetto sia caratterizzata da diversi pareri diagnostici.

Può essere in grado di dare indicazioni ad esempio su:

  1. Disturbi d’ansia
  2. Fobie
  3. Disturbi dell’umore
  4. Disturbi depressivi
  5. Psicosi

Grazie alla lettura di questo test, d’altra parte, è anche possibile delineare in maniera più accurata le principali modalità comportamentali del paziente.

Risulta quindi un utile strumento per far emergere elementi importanti della personalità del paziente, nonché dei suoi vissuti emotivi, in modo da avere un orientamento per lo sviluppo di un progetto terapeutico.

 

Il test di Rorschach in Ambito giuridico

Il consulente, nominato dal giudice, di solito si avvale, oltre che dell’utilizzo dei colloqui psicologici, anche di una batteria di test per valutare lo stato psichico del soggetto in questione, che sia in ambito civile o penale.

Le tipologie di situazioni dove possono essere utilizzati i test, a seguito della nomina di un consulente tecnico, sono svariate, dalla valutazione della capacità di intendere e di volere, all’ambito minorile (penale), alla valutazione della capacità genitoriale (ambito civile).

Lo psicologo giuridico incaricato dal giudice, per somministrare il Rorschach dovrà essere un esperto con formazione biennale.

Lo psicodiagnosta arriverà dunque alla stesura di una relazione usando gli indici emersi dalla complessa analisi del protocollo Rorschach , questi verranno utilizzati per la costruzione  di un profilo di personalità e, ove possibile, per la formulazione di un’ipotesi diagnostica. In ambito giuridico, per la stesura di una relazione completa ed esaustiva gli indici del Roschach verranno correlati con quelli di altri test costituenti la batteria, di solito quelli usati sono MMPI, Disegno della Figura umana e WAIS.

In generale un esperto di somministrazione del Rorschach può essere interpellato sia in ambito giuridico sia dai suoi stessi colleghi che vogliano avvalersi di un esperto per avere un quadro maggiormente chiaro del proprio paziente prima o durante il percorso psicoterapeutico.

 

Psicodiagnostica e valutazione psicologica a Roma 

Se stai cercando a Roma uno psicodiagnosta esperto nella somministrazione del Rorschach o hai necessità di una valutazione psicodiagnostica  contattaci presso il nostro studio di Roma. In particolare la Dott.ssa Francesca Castellano è Psicologa, Psicodiagnosta, Psicologa Giuridica e si occupa di:

  • consulenza psicologica (individuale adultii
  • psicodiagnosi (Rorschach,MMPI, Disegno della figura umana di Machover, WAIS)
  • psicologia giuridica (consulenze di parte in ambito civile e penale)
  • psicoterapia adulti (individuale) disturbi d’ansia e dell’umore, fobie, gestione del trauma
Sabato, 05 Maggio 2018 22:08

Paura del pregiudizio: la fobia sociale

COS’È LA FOBIA SOCIALE? 

È  un disturbo in cui il soggetto teme fortemente che le proprie prestazioni possano essere esposte ad un giudizio negativo da parte degli altri.

Detta così, potremmo un po’ tutti ritrovarci in questo disturbo, ma non è semplice, una persona affetta da fobia sociale vive il disturbo come fortemente invalidante per la sua vita ed, effettivamente, lo è poiché fa si che anche le azioni che possono sembrare più banali, come mangiare in pubblico, firmare o parlare con uno sconosciuto, causino nell’individuo una forte ansia e lo portino ad evitare le situazioni che la provocano.

Il concetto di paura del pregiudizio è l’aspetto pregnante della fobia sociale, anche perché porta al mantenimento dell’ansia sociale.

 

IL MODELLO COGNITIVO DELLA FOBIA SOCIALE 

 Il modello cognitivo della fobia sociale 

Il modello cognitivo della fobia sociale può riassumersi col modello, sopra esposto, di Clark e Wells che prendono in considerazione il ruolo dei processi di autovalutazione negativa.

Quando il fobico deve affrontare una situazione sociale la giudica, a prescindere, pericolosa, temendo di agire in modo inadeguato e ciò lo porterà a forti ripercussioni negative sull’immagine che gli altri hanno di sè  e sulla sua stessa percezione di se stesso.

Tutti questi giudizi di pericolo attivano cambiamenti fisiologici, cognitivi, emotivi e comportamentali che caratterizzano lo stato di ansia.

Questa attivazione è giudicata essa stessa un pericolo poiché potrebbe andare ad inficiare la sua prestazione, dunque conduce ad un’escalation dell’ansia e al conseguente mantenimento del problema.

I fobici sociali dunque, concentrano l’attenzione unicamente su loro stessi e le loro reazioni, senza prestare attenzione a quelle degli altri in quel momento, questo effettivamente porta alla riduzione della prestazione e a perdere consapevolezza delle informazioni interpersonali.

Il nostro fobico in realtà utilizza dei comportamenti protettivi, come evitare la situazione temuta, che in realtà rafforzano e perpetuano l’ansia e la percezione di essere valutato negativamente.

Il grande errore sta nel fatto che, per il paziente, se le conseguenze temute non si sono verificate è grazie all’uso dei comportamenti protettivi piuttosto che a giudizi distorti.

 

COSA FA IL TERAPEUTA COGNITIVO?

Il terapeuta cognitivo, tenendo a mente questo modello, dovrà far emergere le informazioni a lui utili per ricostruire il problema e le sue cause.

Alla base di tutto questo gli servirà comprendere i pensieri automatici negativi che emergono nell’affrontare una determinata situazione fobica, i comportamenti protettivi che il paziente mette in atto, quali sono i sintomi dell’ansia percepiti e come il paziente stesso si percepisce.

Il terapeuta dovrà dunque stimolare il paziente all’autoriflessione, a focalizzare l’attenzione sui suoi pensieri, in modo da poterli riportare interpretazioni che si fanno  terapia al fine di comprendere a pieno la percezione di sé e le interpretazioni che fa delle situazioni.

Il terapeuta si focalizzerà su cosa succede nella situazione fobica da affrontare, per ricostruire a pieno ciò che succede, le sensazioni di ansie, i pensieri, e per individuare quali sono i comportamenti protettivi che, con l’avanzare del lavoro terapeutico, andranno eliminati.

Una volta compresi i meccanismi che si attivano, il terapeuta li condividerà con il paziente, in modo da discuterne e illustrarne i vari aspetti.

Il trattamento cognitivo per la fobia sociale si sviluppa in varie fasi ed è piuttosto complesso.

Si parte, prima di tutto, dal modificare i processi di elaborazione del sé, dunque il soggetto deve essere portato ad una reale osservazione di sé, verranno utilizzati registrazioni audio e video in cui il paziente, osservandosi, probabilmente scoprirà che l’immagine che dà agli altri di sé non è poi così negativa.

Altra fase è quella della riattribuzione verbale, arrivando a rielaborare in modo più realistico le convinzioni del paziente e arrivare a considerare strategie alternative, più utili, per valutare la situazione in esame.

In seguito si procederà con veri e propri esperimenti comportamentali di esposizione alla situazione fobica.

Con questi principali punti ho spiegato, in generale, come opera il modello cognitivo, solo per far emergere il principio di modifica e cambiamento che c’è alla base.

In generale dunque, il trattamento cognitivo viene presentato come una sequenza in cui concettualizzazione e spiegazione sono utilizzate per manipolare i comportamenti protettivi e  per dirigere l’attenzione verso aspetti esterni alla situazione.

Le manipolazioni comportamentali inoltre, possono contribuire ad identificare i fattori che mantengono la fobia sociale e, spesso, forniscono un suggerimento per modificare l’intensità dei sintomi.

 

SUPERARE LA FOBIA SOCIALE

Dalla fobia sociale se ne esce.  La psicoterapia, e in particolare la Terapia Cognitiva, si rivelano un ottimo modo per affrontare e meglio gestire, in poche sedute, questo disagio. Contattaci con fiducia, insieme troveremo il percorso migliore per superare la fobia sociale

COS’È IL DANNO ESISTENZIALE?

Il danno da pregiudizio esistenziale indica un danno che contempli un peggioramento della qualità della vita, riconducibile non alla salute psico-fisica ma, piuttosto, ai valori dell'esistenza del danneggiato.

Si tratta, in altre parole, della compromissione, a seguito di un particolare evento traumatico, delle attività che realizzano la personalità dell'individuo, delle sue occasioni felici, della sua vita quotidiana.

La personalità è espressione della peculiarità dell’individuo ed è un costrutto risultante dello sviluppo individuale attraverso continui scambi con l’ambiente. La dinamicità della personalità la porta ad essere soggetta ad alterazioni, l’osservazione clinica e diversi studi dimostrano che c’è un rapporto di causa tra eventi di vita e l’insorgere di alcune sindromi psicopatologiche.

È importante sottolineare che ciascun individuo reagisce in maniera diversa agli eventi con cui interagisce, situazioni che per l’uno potrebbero portare ad un trauma, per l’altro non avranno lo stesso effetto. Ciascun individuo può dare una lettura diversa dell’evento, a seconda della propria storia di vita ed alla spiegazione che da a sé stesso, proprio alla luce del proprio vissuto.

I traumi si configurano come un lutto, reale o simbolico, una perdita di ciò che c’era prima e delle condizioni che caratterizzavano la vita dell’individuo fino all’evento traumatico, che per la giurisprudenza indica come illecito.

L’illecito rappresenta una vera e propria ferita, una frattura tra l’individuo e l’ambiente circostante, situazione aggravata dal fatto che debba affrontare un percorso lungo e difficile come quello della giustizia.

Il danno esistenziale è considerato, dalla giurisprudenza, danno non-patrimoniale, la psicologia giuridica, a puri fini descrittivi, distingue il danno psichico, il danno morale e quello esistenziale: 

Danno psichico

Il danno psichico si differenzia da quello fisico perché non è tangibile. Possiamo definirlo come un’infermità mentale, una condizione patologica che altera i rapporti tra ricordi e vita vissuta, si ha quindi una riduzione delle funzioni psichiche, ovvero un’alterazione di affettività e tono dell’umore.

Danno esistenziale

Alterazione, in senso peggiorativo, del modo di essere di una persona, sia degli aspetti individuali che sociali. Il primo ambito riguarda gli aspetti emotivi e di adattamento dell’individuo, la sua efficienza e autonomia; il secondo ambito riguarda l’alterazione del manifestarsi del proprio modo di essere nelle relazioni familiari-affettive e nelle attività realizzatrici quali lavoro, hobbies, situazioni sociali.

Danno morale

la giurisprudenza lo mette in relazione con uno stato di tristezza e prostrazione causato dal trauma, dunque rappresenta un vissuto soggettivo che non altera l’adattamento all’ambiente o l’ambito relazionale.

 

AMBITI IN CUI SI PUÒ CHIEDERE UNA VALUTAZIONE PER DANNO ESISTENZIALE

Le tre tipologie di danno non patrimoniale appena descritte,comprendono in sé qualsiasi danno dovuto a comportamento ingiusto altrui che produca una sofferenza nella vita dell’individuo, o una lesione dell’integrità psicofisica, o un peggioramento della qualità della vita di un individuo.

Gli ambiti in cui può essere chiesto un risarcimento per danno esistenziale, oltre che per il noto danno morale, sono diversi:

  • Infortunistica Stradale
  • Infortunistica professionale
  • Danno da colpa professionale
  • Danno da wrongful life
  • Danno da Mobbing lavorativo, familiare e coniugale
  • Danno da demansionamento
  • Danno ambientale
  • Tutela della Privacy
  • Bioetica
  • Maltrattamento su donne o minori
  • Abuso su donne o minori
  • Libertà di pensiero
  • Danno alla Reputazione
  • Danno estetico
  • Idoneità per la ratificazione di attribuzione di sesso

 

LO PSICOLOGO GIURIDICO E LA VALUTAZIONE DEL DANNO

Per una valutazione del danno esistenziale a seguito di uno degli eventi sopra elencati, ci si rivolge allo psicologo giuridico.

Quest’ultimo sarà chiamato alla valutazione dell’entità del danno e lo farà tramite un’approfondita analisi del soggetto in questione, utilizzando non solo l’osservazione e i colloqui clinici, ma anche test di livello, di personalità, proiettivi e neuropsicologici al fine di approntare una valutazione globale che comprenda sia le funzioni mentali primarie di pensiero, sia gli stati emotivi affettivi, sia la visione di sé all’esterno e nelle relazioni.

Dovrà comprendere, con un’approfondita anamnesi, la preesistenza o meno di disturbi psichici, nonché il livello di integrazione sociale, relazionale prima dell’evento che ha portato al trauma. Sottolineare il cambiamento apportato dall’evento traumatico, e quindi le differenze tra l’individuo che era e quello che è diventato è l’obiettivo della consulenza.

Arriverà dunque anche ad un’attenta e approfondita analisi dello stato attuale della persona. Nella sua relazione potrà quantificare l’entità del danno avvalendosi di apposite tabelle, legalmente riconosciute, che vanno dal danno lieve al danno gravissimo.

Non ci sono criteri standardizzati per una valutazione, ma i parametri principali per lo psicologo sono valutare l’entità del cambiamento nell’ambito: della personalità e dell’assetto psicologico; delle relazioni familiari e affettive; delle attività realizzatrici (attività sessuale, ambito lavorativo).

Se quasi tutti ormai conoscono la funzione dello Psicologo Clinico e dello Psicoterapeuta, meno nota a chi non è del settore, è invece quella svolta dallo Psicologo Giuridico, professionista che può essere utilissimo in ambito giudiziario per avvalorare una tesi, muovendosi in ausilio all’Avvocato. Se stai cercando uno Psicologo Giuridico o hai bisogno di informazioni, contattaci presso il nostro studio di Roma.

 

Contatta il centro: i nostri Osteopatai, Psicologi e Nutrizionisti sono a tua disposizione.

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