Dott. Fabio Meloni, Psicologo e Psicoterapeuta a Roma

Dott. Fabio Meloni, Psicologo e Psicoterapeuta a Roma

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Dott. Fabio Meloni – Psicologo e Psicoterapeuta

Fabio Meloni è psicologo e psicoterapeuta. Ha conseguito un Dottorato di ricerca in Scienze Cognitive presso La Sapienza Università di Roma e si è perfezionato in Disturbi del Comportamento Alimentare presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Ha maturato una lunga esperienza formativa e professionale presso enti e centri che si occupano di disturbi del comportamento alimentare, obesità, orientamenti sessuali e identità di genere, riabilitazione psichiatrica, disabilità.  

Attualmente si occupa di:

  • consulenza psicologica (individuale, di coppia)
  • psicoterapia (individuale, di coppia, di gruppo)
  • formazione (aree tematiche: disturbi del comportamento alimentare, rapporto col cibo, orientamento sessuale e sessualità, disabilità)
 

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Sono uno psicologo (Laurea Magistrale in Psicologia dell'Elaborazione dell'Informazione e Trasmissione della Conoscenza) iscritto all'Albo degli Psicologi del Lazio (sez. A n. 16539). Ho completato la mia formazione clinica con una specializzazione quadriennale in Psicoterapia della Gestalt ad indirizzo fenomenologico esistenziale. Nello stesso tempo, ho approfondito la formazione in ambito sperimentale e di ricerca conseguendo un Dottorato in Scienze Cognitive presso La Sapienza Università di Roma.

Dopo alcuni anni di esperienza professionale presso centri specializzati nella cura dell'obesità e dei disturbi del comportamento alimentare, ho deciso di arricchire la mia formazione sul tema attraverso un Corso di Perfezionamento tenuto presso l'Università Cattolica di Roma.

Da diverso tempo collaboro con il Centro per la Cura dell'Obesità e della grave Obesità diretto dalla prof.ssa Maria Grazia Carbonelli presso l'Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, sia per l'attività clinica e psicodiagnostica, sia per il lavoro di ricerca scientifica.

Faccio parte dell'equipe di psicologi psicoterapeuti impegnati nei progetti di riabilitazione e cura presso l'Istituto San Giorgio - Centro per il trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare e Obesità, Soriano nel Cimino (VT).

Da molti anni collaboro alle attività didattiche e di ricerca della cattedra di Psicologia Generale dell'Università di Perugia. In tale ambito ho partecipato all'elaborazione e alla stesura di diversi lavori scientifici. Ad oggi sono autore e/o coautore di oltre 50 pubblicazioni scientifiche (oltre a numerose partecipazioni a convegni) prevalentemente in lingua inglese.

Sono attivamente impegnato in progetti di riabilitazione psichiatrica per conto della Cooperativa romana Panta Rei, con responsabilità di coordinamento. Ho effettuato diverse docenze presso scuole di specializzazione in psicoterapia, corsi e master postuniversitari e presso cooperative impegnate nella cura delle persone con diverse forme di disabilità. Ulteriori informazioni su di me:

www.fabiomeloni.com

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Le problematiche legate al rapporto con il cibo sono in costante crescita in tutto l’occidente da molto tempo. Sempre più persone presentano difficoltà e sofferenze legate al comportamento alimentare ed è molto diffuso l’utilizzo del cibo come forma consolatoria e apparentemente antidepressiva. In realtà, chi soffre di disturbi del comportamento alimentare, indipendentemente dalla gravità, presenta anche difficoltà legate alle oscillazioni di peso, alle diete che iniziano con le migliori intenzioni e finiscono in modo fallimentare, alla messa in atto di condotte restrittive o di compensazione, oltre ad un cattivo rapporto con la propria immagine e l’autostima. Oltre ai disturbi più conosciuti, come l’anoressia, la bulimia o l’obesità, si diffondono sempre di più disagi meno evidenti ma non per questo meno frustranti e angoscianti per chi li vive.

Il processo di cura e di trasformazione del rapporto con il cibo non è semplice e richiede tempo, pazienza, fiducia e impegno personale. Tutte queste risorse sono in genere molto scarse, soprattutto per le modalità attraverso le quali è organizzata la nostra vita quotidiana nel mondo attuale. Tuttavia, qualsiasi processo volto a modificare in modo apprezzabile un comportamento di dipendenza, ha successo solo a fronte di un coinvolgimento autentico. Molti studi e la pratica clinica hanno riscontrato che la cura delle problematiche con il cibo e con l’immagine corporea trae particolare beneficio dal sostegno e dalla terapia in gruppo. Il gruppo terapeutico, infatti, aiuta le persone a motivarsi reciprocamente e riduce o elimina il timore del giudizio e del biasimo. Oltre a ciò, l’attività di gruppo permette di accogliere e sostenere i partecipanti e rappresenta un fattore di stabilità per persone che, in genere, presentano forti oscillazioni umorali e motivazionali.

Negli spazi di Psymed a Roma Trastevere, sono attualmente attivi 2 gruppi dedicati alle problematiche con il cibo e l’alimentazione (ogni mercoledì dalle 15 alle 17 e dalle 19 alle 21). Sono inoltre in partenza altri 2 gruppi: il lunedì dalle 11 alle 13 e il martedì dalle 21 alle 23. Tutti i gruppi sono condotti dal dott. Fabio Meloni, psicologo psicoterapeuta perfezionato in disturbi del comportamento alimentare.

L’inserimento nei gruppi è possibile solo dopo un colloquio individuale gratuito. Per maggiori informazioni, visita questo link.

Mercoledì, 13 Dicembre 2017 11:27

Ansie e paure nell’uomo che diventa padre

Desiderare e progettare la nascita di un figlio è quasi sempre un evento centrale nel percorso esistenziale di una coppia. Donne e uomini dedicano alla programmazione e all’esperienza della genitorialità molto del loro tempo insieme, dei loro pensieri e delle loro energie. Tuttavia il periodo riproduttivo, in particolare durante e subito dopo la gravidanza, per quanto ricco di desideri, aspettative e immagini positive, è anche potenzialmente stressante per le modificazioni importanti che produce nello stato emotivo e psicologico dei partner. Tali cambiamenti non riguardano solo le donne, ma anche gli uomini. Al di là di eventi imprevisti e dolorosi (gravidanza a rischio, aborto spontaneo nei primi mesi o a ridosso della nascita, problemi di infertilità e richiesta di trattamenti per curarla) in termini generali, uomini e donne vivono lo stress della gravidanza e del post partum in modi differenti ma con alcune caratteristiche sorprendentemente simili.

 

L'Ansia di diventare Papà

Molto si è scritto sull’ansia e la depressione delle donne durante la gravidanza. La depressione post partum – come anche il baby blues - è molto studiata e frequentemente trattata dagli psicologi. Al contrario, le difficoltà esistenziali degli uomini in questo periodo così delicato sono spesso sottovalutate. Ad esempio, si sa che per le donne l’ansia è alta nel primo periodo della gravidanza e cala nella seconda fase per poi ritornare elevata nel periodo pre-parto. L’umore depresso, invece, si scioglie via via dal primo mese fino alla nascita. Può essere sorprendente apprendere, dalle poche ricerche effettuate, che anche i padri vanno incontro ad ansia e depressione durante il periodo che va dal concepimento alla nascita. L’intensità dei sintomi è più bassa di quella delle madri, ma l’andamento ad U sembra essere identico. In particolare, per gli uomini alla prima esperienza genitoriale, l’ansia è molto elevata nel primo e nel terzo trimestre, mentre i padri che già hanno dei figli sperimentano i livelli più alti di stress soprattutto nel terzo trimestre, quello più vicino alla nascita.


Nell’esperienza di ansia e stress dei padri non contano solo fattori psicologici o di personalità. Gli uomini più giovani, con una situazione lavorativa instabile e impegnati sentimentalmente da meno tempo sono quelli che avvertono maggiore sofferenza durante i mesi dell’attesa. In linea di massima, l’ansia negli uomini si abbassa progressivamente dopo la nascita, ma non sempre le cose procedono in modo lineare. La precarietà lavorativa o le difficoltà nel rapporto con la partner possono facilitare il perdurare dell’ansia anche dopo il parto o accentuare vissuti depressivi.


Quali sono le principali paure dei futuri/neo padri?

Alcune paure sono antiche, proprie della “storia psicologica maschile”, come ad esempio il non essere in grado di proteggere e provvedere alla famiglia adeguatamente. I mutamenti sociali e culturali e la sostanziale parità con le donne non hanno intaccato più di tanto la preoccupazione dei futuri padri sulla loro capacità di essere un buon sostegno, economico ed emotivo, per la famiglia che si sta formando. Un’altra paura, in realtà abbastanza diffusa anche se raramente ammessa, è quella di non essere realmente il padre del bambino. Si tratta di una paura riconosciuta come infondata anche da chi la prova – molto raramente si hanno sospetti o indizi reali di tradimento da parte della partner – ma questo indica quanto determinati meccanismi emotivi siano profondamente radicati e scarsamente controllabili.

Un’altra paura che emerge nei padri durante la gravidanza è quella della morte. È come se la nascita di un figlio rivelasse che non si è più “i più giovani”. Se tutto andrà bene, cioè se le cose andranno “come devono andare”, il padre sa che morirà prima del figlio. In altre parole, si dissolve definitivamente la convinzione tipica della giovinezza di essere immortali. Spesso, quando questa consapevolezza si affaccia, la crisi può essere profonda e angosciante. Oltre al timore, largamente sentito dai futuri papà, per la salute del bambino e della compagna, un’altra paura comune è quella delle ripercussioni che la presenza di un figlio può avere sul rapporto con la propria partner. Ad esempio, il padre può sviluppare il sospetto angosciante – e spesso vissuto con senso di colpa e vergogna - che il bambino sarà più amato di lui, che la relazione tra madre e figlio lo escluderà dalla sua intimità con lei, che la relazione sessuale con la partner si raffredderà e che non ci sarà più spazio per attività e tempo insieme.


E se l’ansia e le preoccupazioni per la paternità non si attenuano?

Molte di queste paure si sciolgono rapidamente dopo la nascita del bambino per la maggior parte degli uomini. Tuttavia quando questo non accade o non accade rapidamente, un supporto psicologico può rivelarsi estremamente utile. Molti uomini non si sentono autorizzati a parlare delle loro ansie e dei loro timori con qualcuno e spesso non li affrontano nemmeno con la propria partner. Avere paura è un’esperienza che molti vivono come una manifestazione di debolezza che è opportuno nascondere. In un certo senso, sentire paura sembra essere apparentemente in contrasto proprio con l’immagine di uomo forte, capace di sostenere la famiglia, che ogni futuro padre cerca di costruire. È presente anche il timore di essere giudicati o ridicolizzati o di non essere presi sul serio. Un consulente psicologico può aiutare a ridimensionare e ammorbidire le ansie e le angosce della paternità, in un contesto di accettazione e di condivisione che è professionale ma, al tempo stesso, umanamente accogliente e priva di giudizio.

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