Dott.ssa Loredana Locusta Psicologa esperta in Neuropsicologia Clinica a Roma

Dott.ssa Loredana Locusta Psicologa esperta in Neuropsicologia Clinica a Roma

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La Dott..ssa Loredana Locusta è Psicologa del Lavoro e Psicologa Clinica esperta in Neuropsicologia per bambini, adulti e anziani, in casi di valutazioni neuropsicologiche a fini diagnostici, riabilitativi e medico legali.

Attualmente nello specifico si occupa di:

  • consulenza psicologica individuale, genitoriale, diretta al caregiver che si prende cura della persona malata
  • sostegno psicologico situazioni di crisi psicologica, ansia, depressione, attacchi di panico
  • neuropsicologia clinica valutazione dei deficit cognitivi e riabilitazione/stimolazione delle funzioni deficitarie nei bambini, negli adulti e negli anziani
  • formazione e consulenza per il benessere organizzativo valutazione stress da lavoro correlato, comunicazione, sviluppo della leadership, formazione al personale sanitario e para-sanitario, orientamento al lavoro e bilancio delle competenze per il reinserimento professionale
 

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Sono una Psicologa con Laurea in Psicologia del Lavoro e successiva Laurea in Psicologia Clinica, conseguita presso l’Università degli studi di Padova, dove ho avuto il piacere di collaborare con il Prof. C. Cornoldi, in ambito di Disturbo Specifico dell’Apprendimento, per la compilazione della Tesi di Laurea.
Sono iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia (n. 03/15500).
 
Scelgo di dedicarmi all’attività di Neuropsicologia Clinica grazie ad un solido iter formativo presso l’A.O. “Niguarda Cà Granda” di Milano, all’interno del Laboratorio di Neuropsicologia Clinica Cognitiva, con la supervisione della Prof.ssa G. Bottini, Direttore Responsabile di Struttura.
 
Nello specifico, durante gli anni formativi partecipo all’attività clinica di diagnosi dei deficit neuropsicologici associati a deterioramento cognitivo, in particolare alla Malattia di Alzheimer e demenza fronto-temporale e attività diagnostica, con conseguente riabilitazione cognitiva, di pazienti con lesione cerebrale/trauma cranico
 
Inoltre, apportando le mie competenze professionali sull'età evolutiva, collaboro all'interno del team per la valutazione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, ambito di studio che completo  con un Master per la valutazione e la diagnosi conseguito presso l’Associazione Psicologi della Lombardia.
 
Sempre attenta alle situazioni di necessità in campo psicologico, ho collaborato alla creazione dell’innovativo progetto dell’Unità di Urgenza Psicologica per il di Pronto Intervento nato dalla collaborazione tra il Comitato Regionale della Lombardia della Croce Rossa Italiana, la Cooperativa Sociale CREA Onlus, l’Ordine degli Psicologi della Lombardia e l’Associazione Nazionale Carabinieri.
L’ attività principale è stata quella di sostegno in situazioni di crisi psicologica, ansia, depressione, attacchi di panico, oltre ad una parte prettamente giuridica portata avanti con il Giudice Onorario M. Sciumè.
 
Attualmente sono Psicologa esperta in Neuropsicologia Clinica Responsabile del Nucleo Alzheimer “Villaggio Amico” di Gerenzano (Varese).
 
In regime ambulatoriale e privato, nelle città di Roma e Milano, mi occupo della valutazione testistica completa  neuropsicologica dell’adulto e dell’anziano e del supporto al bambino e all’adolescente in casi di bullismo e problematiche relazionali e/o supporto al familiare caregiver del paziente con demenza e deficit cognitivo.
 
Sono autrice di numerosi articoli a carattere scientifico e non, diffusi su testate giornalistiche quotidiane o mensili.
 
Sono autrice del Progetto “Alzheimer e Forze dell’Ordine”, ideato  per gestire al meglio i casi di scomparsa di  Malati di Alzheimer e del progetto “La sessualità dell’ Anziano”.
 
Sono formatrice professionale per numerosi enti pubblici e privati. 
 
 
Per info e/o appuntamenti:
loredanalocusta@yahoo.it

 

 

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Giovedì, 16 Novembre 2017 20:50

RAT Training Autogeno in Gravidanza

Come raggiungere il completo benessere psico-fisico durante l’attesa del bambino

Piacevole è pensare al rilassamento, ancora più bello pensare di potersi rilassare in gravidanza.
Illusione? Forse no.
Attraverso la pratica del Training Autogeno in Gravidanza (RAT), la donna impara una serie di esercizi che saranno utilizzabili, in maniera del tutto autonoma, nel momento dell’attesa del bambino, durante il parto e, assieme al piccolo, dopo la gravidanza.

 

Cosa si intende per Training Autogeno?

Il RAT deriva dal Training Autogeno (T.A.), ossia il praticare una serie una serie di esercizi con l’obiettivo di rilassare la persona.
Il termine «autogeno», significa che si «genera da sé», ossia una volta appresi gli esercizi sotto la guida di un esperto, le persone possono praticarli autonomamente.

I benefici del Training Autogeno, provati attraverso validi studi scientifici, sono numerosi.
Di seguito ne citiamo solo alcuni:

  • Autoinduzione di calma, attraverso il rilassamento interiore
  • Autoregolazione delle funzioni corporee, come ad esempio la circolazione sanguigna
  • Miglioramento delle prestazioni sia fisiche che cognitive, in particolare miglioramento della memoria e dell’attenzione
  • Autocontrollo
  • Diminuzione della percezione del dolore

Attraverso il training autogeno regredisce l'ipertono del sistema simpatico, quindi si riduce il tono muscolare e la pressione del sangue e si rilassano le pareti dei vasi sanguigni.
Gli esercizi del training autogeno coinvolgono ben sei aree fisiologiche, che sono:

  • muscolare
  • vascolare
  • cardiaca
  • respiratoria
  • addominale
  • cefalica

Praticando questa tecnica, in maniera costante, possiamo raggiungere uno stato di enorme benessere psico-fisico.

 

Quali sono le caratteristiche e i benefici del Training Autogeno in Gravidanza?

In un momento delicato e importante nella vita di una donna, come la nascita di un figlio, il Training Autogeno si inserisce per far vivere serenamente l’esperienza del parto e per sviluppare una profonda unione con il bambino.
Nello specifico il Training Autogeno in Gravidanza (RAT):

  • favorisce la calma perché in grado di stimolare la produzione di endorfine che contrastano l'ansia e l'agitazione
  • favorisce il controllo del dolore grazie al rilassamento della muscolatura
  • Aiuta nella fase del travaglio perché fa sì che i muscoli non oppongano resistenza alla discesa del piccolo, ma invece l'assecondino
  • favorisce il rilassamento della zona genitale sfruttando la respirazione
  • ossigena l'organismo tra una contrazione e l'altra perché impara a sfruttare al meglio la respirazione

Inoltre, il RAT riduce alcuni dei disturbi più frequenti della gravidanza: la nausea, il vomito, la stitichezza, l’insonnia, la dispnea ansiogena, le tensioni emotive, l’aumento della pressione arteriosa, le tensioni muscolari, il senso di stanchezza.


Le Fasi del Training Autogeno in Gravidanza (RAT) sono:

  • Prima Fase: prevede lanalisi dello stato di contrazione/decontrazione muscolare
  • Seconda Fase: ci avviciniamo alla percezione consapevole di particolari sensazioni somatiche come il calore, il peso, la tranquillità
  • Terza Fase: impariamo a respirare, prendendo coscienza del nostro corpo


Proprio perché autogeno, le donne che praticano questa tecnica prima della gravidanza, una volta acquisito il RAT, saranno accompagnate ad applicare anche successivamente le tecniche di distensione apprese, in maniera del tutto autonoma senza più l’aiuto di un trainer, favorendo il loro benessere e il loro vissuto psicofisico al momento della nascita del figlio ma anche successivamente assieme al bambino.

È stato dimostrato da numerosi studi che chi pratica il Training Autogeno in Gravidanza riesce a recuperare più in fretta energia psicofisica e, di conseguenza, è in grado di rispondere in modo più adeguato alle esigenze del neonato.
Anche i neo papà, con un protocollo di svolgimento degli esercizi differente rispetto a quello della mamma, possono praticare il TA in modo da aumentare il benessere della coppia genitoriale.


Dott.ssa Loredana Locusta
Psicologa esperta in Neuropsicologia Clinica
Trainer metodo RAT - Training Autogeno in Gravidanza -

 

Cominciano i primi colloqui con gli insegnanti e, a volte, una delle problematiche più evidenti che riguardano nostro figlio è la difficoltà nel mantenere l'attenzione.

Accade che l'insegnante spiega un concetto nuovo e l’alunno si gira intorno nell'aula spaesato senza avere, apparentemente, la curiosità di apprendere qualcosa di nuovo.

Ecco che noi genitori torniamo dal colloquio arrabbiati e non ci spieghiamo il perché questo bambino è così tanto « superficiale » e anche un tantino «maleducato»: si comporta a scuola proprio come a casa senza ascoltare e senza stare attento!

 

Deficit di Attenzione e Iperattività o Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività

Se avesse un ADHD ossia un disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività?

Le  manifestazioni del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) più evidenti sono:

  1. la difficoltà a mantenere l’attenzione
  2. la difficoltà a controllare l’impulsività e il movimento

Alle manifestazioni si aggiungono i sintomi primari che sono:

  • la disattenzione
  • l’iperattività
  • l’impulsività

Nei soggetti con ADHD la difficoltà maggiore è nell’attenzione sostenuta, che consente di mantenere uno sforzo prolungato nel tempo durante  le attività lunghe e ripetitive, come quelle scolastiche ma anche in tutte le attività di gioco.

La  presenza di un  ADHD, porta a dei disturbi cosiddetti secondari, che derivano dall’interazione tra le caratteristiche primarie del disturbo e l’ambiente.

I sintomi secondari non sono da sottovalutare, anzi a volte sono veri e propri «campanelli di allarme» del disturbo.

Essi si evidenziano attraverso:

  • difficoltà scolastiche con incapacità a organizzare le conoscenze e a sviluppare un piano di lavoro
  • bassa autostima e demotivazione con tendenza a estranearsi o con manifestazioni di aggressività
  • difficoltà nelle relazioni interpersonali con rapporti discontinui con i compagni e difficoltà di rapporti basati sulla fiducia con gli insegnanti e, a volte,  con i genitori
  • disturbi emotivi

Tali sintomi secondari sono evidenti anche in altri disturbi, pensiamo ad asempio ad un DSA  - Disturbo Specifico dell'Apprendimento - oppure a problematiche relative al Bullismo di classe o, ancora, a momenti di cambiamento che sta vivendo il bambino, pensiamo, ad esempio, ad una separazione genitoriale.

Proprio per non sottovalutare il malessere di nostro figlio e per non cadere in errori di valutazione, è bene affidarsi ad uno specialista per indagare cosa stia accadendo.

Se anche fosse solo una questione di pigrizia, è bene riflettere che la mancanza di interesse non si manifesta in maniera naturale ma si sviluppa sempre con precedenti dinamiche psicologiche e ambientali.

 

Genitori e Insegnanti Insieme: cosa fare se fosse un Disturbo di Attenzione e Iperattività?

  • Creare un ambiente cosiddetto prevedibile, dove il bambino ritrova una routine rassicurante
  • Agire sull'organizzazione della classe
  • Agire sui tempi di lavoro
  • Organizzare le attività sia scolastiche che extra-scolastiche secondo una pianificazione ben precisa
  • Imparare, con l'aiuto di un esperto, ad adoperare strategie specifiche e supervisionarle nel team
  • Coinvolgere la classe e il gruppo di amici

 

Cosa si può modificare nell'ambiente in presenza di un Disturbo di Attenzione e Iperattività?

Nelle aule scolastiche, come nella propria cameretta,  tanti sono i potenziali distrattori di cui è importante tenere conto per facilitare la quotidianità del bambino. Pensiamo ad esempio a:

  • armadi/librerie
  • porta
  • finestre
  • cartelloni
  • cestino
  • orologio
  • tavolo con materiale educativo/pittorico

Essi devono essere, necessariamente, disposti in modo funzionale, affinché disturbino il meno possibile. 

Certo è che non possono essere eliminate tutte le fonti di distrazione ma bisogna ripensare ad una differente disposizione degli oggetti.

 

«Avrò, forse, l’Alzheimer?» 

Quante volte ci siamo fatti questa domanda, magari dinanzi ad una futile dimenticanza.

La malattia di Alzheimer non si può predire e nemmeno sapere con certezza se vi è una certa familiarità. Gli studi in materia sono ancora troppo pochi.

Abbiamo però una certezza: l’Alzheimer provoca un lento declino delle capacità cognitive.

Se un soggetto ha persistenti difficoltà di memoria, di ragionamento, di linguaggio o nella capacità di pensare in maniera adeguata come faceva prima, non bisogna trascurare questi segnali perché potrebbe trattarsi dei cosiddetti "campanelli di allarme" della malattia. 

Vediamoli insieme…

 

SINTOMI COGNITIVI DELL’ALZHEIMER:

1) Amnesie

Uno dei segnali più comuni della malattia di Alzheimer è la perdita di memoria. 

Il soggetto comincia ad avere difficoltà nel ricordare ciò che è accaduto di recente, come ad esempio cosa ha mangiato per il pranzo.

L’invecchiamento non patologico, porta a dimenticanze ma il soggetto ricorda dopo poco.

2) Impossibilità nel portare a termine delle semplici azioni

Tutte quelle attività che prima si facevano con facilità ora diventano più complicate.  

Pensiamo, ad esempio, al vestirsi da soli o alla difficoltà che si può incontrare nel preparare una ricetta che era familiare. 

3) Disturbi del linguaggio 

Il soggetto ha la sensazione di avere sempre la parola cercata "sulla punta della lingua", senza riuscire ad esplicitare il concetto che si ha in mente.

Ha una vera e propria difficoltà nel denominare un oggetto, pur riconoscendolo.

Spesso per arginare tale difficoltà utilizza termini non esatti e parole più semplici che impoveriscono il linguaggio stesso. 

4) Difficoltà di ragionamento e pianificazione

Diventa sempre più difficile condurre un ragionamento lineare o eseguire calcoli.

Una delle difficoltà più comuni riguarda l'incapacità di gestire in maniera adeguata il denaro, portando a termine spese eccessive o prive di utilità.

5) Disorientamento temporale

 Il soggetto tende a perdere il senso delle date e a confondere i giorni della settimana o le stagioni dell'anno.

6) Disorientamento spaziale 

I percorsi abituali diventano complicati. Spesso la via di casa si fa fatica a ricordarla e l’orientarsi alla guida diviene impossibile.

7) Difficoltà a capire le immagini visive e i rapporti spaziali

Si può avere difficoltà a leggere, a giudicare la distanza e a stabilire il colore o il contrasto. 

Bisogna però prima effettuare un'analisi differenziale che escluda che si tratti di problemi visivi legati, ad esempio, alle cataratte. 

 

SINTOMI NON COGNITIVI DELL’ALZHEIMER:

8) Irritabilità e delirio

Sono frequenti episodi in cui il soggetto appare irascibile e accusa le persone che gli sono vicino, attuando comportamenti spesso incongrui. 

9) Ansia e depressione 

ansia e deflessione del tono dell'umore possono presentarsi in concomitanza all’esordio della malattia.  

10) Apatia e abulia

Perdita di interesse verso le persone care e tutte quelle attività che prima risultavano fonte di interesse e piacere, con impoverimento della vita sociale.

 

Se ti sembra che alcuni di questi campanelli di allarme stiano suonando (per te o, più probabilmente, per un tuo familiare) puoi contattare PsyMed a Roma zona Trastevere: troverai specialisti di neuropsicologia clinica, con esperienza nell’ambito della demenza e dell’Alzheimer. 

 

Contatta il centro: i nostri Osteopatai, Psicologi e Nutrizionisti sono a tua disposizione.

Se vuoi maggiori informazioni puoi chiamare il 06 56 56 90 13 inviarci una mail

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