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La terapia cognitivo comportamentale

La psicoterapia cognitiva si basa sul concetto fondamentale, elaborato dagli psicanalisti Beck ed Ellis, per cui le rappresentazioni mentali del paziente (credenze, pensieri automatici, schemi) permettono, con un minimo d’inferenza, di spiegare il disagio psicologico e il suo perpetrarsi nel tempo. Alla luce di questo, dunque, si può dedurre che la patologia è frutto di pensieri, schemi e processi disfunzionali.

Questa teoria sottolinea l’importanza delle distorsioni cognitive e della rappresentazione soggettiva della realtà che l’individuo ha nella sua mente e che è spesso all’origine dei disturbi emotivi e comportamentali.

Ciò implica che non sarebbero gli eventi da soli a creare e mantenere i problemi psicologici, emotivi e di comportamento, ma sarebbe il modo in cui l’individuo li interpreta sulla base dei suoi schemi e delle sue credenze.

Benché ancora oggi la terapia cognitiva di Beck rivesta un ruolo dominate nell’Associazione Internazionale di Psicoterapia Cognitiva, attualmente, quando si parla di terapia cognitiva si fa riferimento ad un metodo terapeutico non omogeneo, all’interno del quale si distinguono decine di approcci diversi.

L’elemento che accomuna tutti gli approcci è proprio il riconoscere i processi cognitivi, quindi le strutture di significato  e i processi di elaborazione dell’informazione, come il fulcro della spiegazione dei fenomeni clinici.

Psicoterapia Cognitivo Comportamentale: come funziona?

La terapia cognitivo-comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT) si propone, di conseguenza, di aiutare i pazienti ad individuare i pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà, al fine di sostituirli e/o integrarli con convinzioni più funzionali.

A questo scopo, combina due differenti forme di terapia:

  • LA PSICOTERAPIA COMPORTAMENTALE:  aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze. Questo mediante l’apprendimento di nuove modalità di risposta e  l’esposizione graduale alle situazioni temute portando il paziente a fronteggiare attivamente gli stati di disagio.
  • LA PSICOTERAPIA COGNITIVA:  porta  ad individuare i pensieri ricorrenti, gli schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà che sono concomitanti alle forti  e persistenti emozioni problematiche vissute dal paziente.

Il cambiamento dei contenuti e dei processi cognitivi problematici (convinzioni, valutazioni, aspettative, emozioni, distorsioni cognitive, ecc.) nella terapia cognitivo comportamentale, non viene perseguito soltanto mediante la discussione e la riformulazione delle convinzioni disfunzionali dei pazienti, bensì mediante numerosi e variegati metodi d’intervento, diretti non solo agli aspetti cognitivi del funzionamento dell’individuo, ma anche a quelli specificamente emotivi e comportamentali.

È importante andare a comprendere quali siano le emozioni alla base di una determinata reazione ad un evento, molto spesso non è cosi facile stare nel “qui ed ora” e comprendere realmente ciò che si prova. La terapia cognitivo-comportamentale mira anche a questo, a saper riconoscere le proprie emozioni per saperle vivere e fronteggiare al meglio.

Caratteristiche della psicoterapia cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale è :

  • Pratica e concreta: lo scopo della terapia si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici concreti. Alcune tipiche finalità includono la riduzione dei sintomi depressivi, l’eliminazione degli attacchi di panico, la riduzione o eliminazione dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini alimentari, la diminuzione dell’isolamento sociale, e cosi via.
  • Centrata sul presente: il ricordo del passato, può essere utile per capire come si siano strutturati gli attuali problemi del paziente, capirne i motivi può aiutare a comprendere sé stessi e superare i propri disagi.
  • A breve termine: ogni qualvolta sia possibile. La durata della terapia varia di solito dai sei ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale. Problemi psicologici più gravi, che richiedano un periodo di cura più prolungato, traggono comunque vantaggio dall’uso integrato della terapia cognitiva, degli psicofarmaci e di altre forme di trattamento.
  • Orientata allo scopo: il terapeuta lavora insieme al paziente per stabilire gli obbiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze.
  • Attiva: sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella Il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni ad essi. Il paziente, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati.

 

A Quali patologie si applica la terapia cognitivo-comportamentale? 

La terapia cognitivo comportamentale  è attualmente considerata, a livello internazionale, uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici.

Nell'immaginario comune è correlata spesso alla cura dei disturbi d’ansia (Attacchi di Panico, Fobie, Ansia Generalizzata), ma ha un’efficacia scientificamente provata per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, nonché per molte altre patologie, tra le quali Depressione e Disturbo Bipolare, Disturbi del Comportamento Alimentare, Disturbi di Personalità, Disfunzioni Sessuali, Disturbi del Controllo degli Impulsi, Bassa Autostima.

L’équipe del nostro Centro a Roma annovera psicoterapeuti a orientamento cognitivo-comportamentale, specializzati nel trattamento dei disturbi dell’età evolutiva.

Dott.ssa Francesca Castellano è Psicologa, Psicodiagnosta, Psicologa Giuridica e Psicoterapeuta

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