Abusi sessuali intrafamiliari. Caratteristiche generali, come nasce e perchè la madre non denuncia

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I media, ormai all’ordine del giorno, riportano notizie di abusi su minori, perpetuati da padri, patrigni, nonni o altre figure “familiari”, che emergono solo dopo anni e anni in cui  quella tragedia silenziosa ha potuto recare danni permanenti alla vittima. Danni causati sia dall’abuso in sé, sia dal trauma, perché di trauma si tratta, rappresentato dalla negligenza della madre, colei che spesso assiste silenziosa.

Per indicare gli abusi sessuali all’interno della famiglia, viene usato il termine incesto, che indica qualunque tipo di relazione sessuale tra un bambino e un adulto che condividono un legame di parentela, o che vivono insieme (Goodwin, 1985).

Il contesto familiare negli abusi intrafamiliari

Quali sono le caratteristiche e le  dinamiche che entrano in gioco nell’abuso intrafamiliare?

Possiamo individuare delle fasi specifiche dell’incesto, da quando inizia a quando viene scoperto:  

  1. fase dell’adescamento: il genitore abusante crea le condizioni necessarie alla messa in atto dell’abuso, instaurando con la vittima un rapporto privilegiato, e preparando situazioni di isolamento dal resto della famiglia;
  2. fase dell’interazione sessuale: la vittima viene sempre più coinvolta in attività sessuali, da forme poco intrusive fino al rapporto sessuale completo;
  3. fase del segreto: il bambino viene costretto a mantenere il segreto, attraverso minacce di violenza, di perdere l’affetto dei genitori, di non essere creduto, sollecitando sentimenti di colpa e vergogna;
  4. fase dello svelamento: quando l’incesto viene alla luce, le reazioni dei familiari possono essere ambigue e contraddittorie, capita di frequente che proprio loro si oppongano alla verità, negandola, minimizzando l’accaduto o accusando la vittima di voler disgregare la famiglia.

Il terreno entro il quale attecchisce questo tipo di condotta è quello rappresentato da una famiglia dai confini rigidi e chiusi, in cui i ruoli stessi sono rigidi e predeterminati per cui i vari componenti non hanno un ruolo equilibrato, ma colui che detiene il potere è il padre, che gestisce i livelli inferiori tenendo la moglie e i figli come suoi sottomessi.

Proprio in questo tipo di famiglie spesso avviene l’incesto,  contesti in cui di solito i genitori sono distanti e non riescono a empatizzare con i figli e in cui la vita matrimoniale è infelice o totalmente assente, dunque l’incesto paradossalmente diventa una sorta di soluzione al dilemma familiare.

In queste famiglie in cui si vuole evitare il conflitto, la madre è affettivamente distante dai figli, i genitori colludono riguardo all’abuso e dunque il padre diventa dipendente dalla madre a livello emotivo proprio per l’esistenza di questa collusione. La donna quindi tiene saldamente legato il partner al contesto familiare e, in qualche modo, a sé stessa, impedendo così la risoluzione del conflitto.

La coppia abusante

Bisogna, a questo punto, riuscire a focalizzare la personalità di questa madre, come si manifesta nel contesto dell’abuso intrafamiliare e come si intreccia con quella del partner direttamente abusante. Indicativo è il fatto che si utilizzi la dicitura “famiglia abusante”, già questo indica una diretta responsabilità di entrambi i membri della coppia.

Diversi studi parlano proprio di tipologie di personalità, materna e paterna, che s’intrecciano a creare un contesto abusante:

PERSONALITÀ PATERNA

 I TIPOLOGIA

  • rigido, autoritario, violento
  • inibente la vita sociale ed affettiva esterna dei figli
  • insensibile ai sentimenti e bisogni degli altri

 

 II TIPOLOGIA 

  • dipendente e succube della moglie
  • disoccupato
  • inversione dei ruoli coniugali

 

PERSONALITÀ MATERNA 

I TIPOLOGIA

  • passiva, succube, vittima di maltrattamenti
  • rifiutata dalla famiglia di origine
  • esperienze incestuose

 

II TIPOLOGIA 

  • autoritaria e centrale economicamente
  • rifiutante la propria famiglia
  • molto impegnata nella scalata sociale per cui perde il ruolo genitoriale e coniugale, delegandoli alla figlia

 

Nel primo caso, la madre, essendo una figura assente, marginale, collude perfettamente col partner della prima tipologia e, col suo atteggiamento, aiuta e rinforza il suo comportamento, evitando di affrontarlo e facendo finta di niente per tenere unita a tutti i costi la famiglia.

Nel secondo caso l’uomo, essendo apparentemente succube e passivo, innesca una particolare dinamica familiare per cui ricerca accudimento e compatimento dai figli, tutto questo inizia con semplici scambi di affettuosità per degenerare sempre di più in giochi erotici. In questo caso si innesca probabilmente la dinamica di rovesciamento di ruoli tra madre e figlia, quest’ultima infatti, in qualche modo sopperisce, sostituisce una figura materna fredda e distante anche col partner. Ricorre nelle testimonianze delle figlie abusate, la strana assenza della madre in entrambi i ruoli, sia quello di sposa che quello di madre.

S’innesca così una sorta di circolo vizioso poiché la figlia viene caricata di responsabilità a cui non può sottrarsi, pena la perdita dell’affetto dei genitori di cui lei, da bambina, non può fare a meno. Questo circolo viene etichettato come “terrorismo della sofferenza”, caratterizzato dalla tendenza  a riversare sui figli qualsiasi tipo di disordine interno alla famiglia.

Il silenzio della madre in caso di abusi

Uno dei fattori che porta a peggiorare la situazione del minore abusato è il silenzio, il tacere che il fatto sia avvenuto e che si protragga nel tempo. Questa situazione si verifica nella maggior parte dei casi, ed è proprio questo che rende difficilmente individuabile anche se l’abuso ci sia stato o meno. Tutto questo innescato dal fatto che non solo ci sia la cura di non essere scoperto da parte dell’autore, ma dalla presenza di un vero e proprio ottundimento psichico, non solo da parte della vittima, ma anche dagli altri attori della scena, in particolare l’altro adulto potenzialmente protettivo, la madre, al fine di poter produrre meccanismi di adattamento sufficienti a convivere con l'abuso e a preservare la propria persona e le relazioni importanti dalla catastrofe che si suppone inevitabile una volta che i fatti dovessero venire alla luce.

Tutto questo nasce dal nucleo di una coppia perversa, ma questa coppia è nata perché due persone complementari si sono inevitabilmente incontrate, oppure qualcosa che si attiva nello specifico incontro lì ha fatti diventare così?

Direi che un soggetto perverso, di qualsiasi tipo egli sia, trova terreno fertile nella relazione con una madre spaventata, e probabilmente essa stessa abusata, che dunque, nel contesto, diventa sua vera e propria complice, seppur passiva.

Le fondamenta di tutto ciò sono costituite da un silenzio che assume, a questo punto, connotazioni di assenso. Questo silenzio è però pesante e assai rumoroso, schiaccia la figlia vittima di abuso che, sostituendosi alla madre come moglie e come figura accudente, cerca di proteggerla dal dolore che proverebbe se tutto fosse svelato.

Aprire il vaso di Pandora significherebbe dare un dolore a questa madre, che però non si preoccupa del dolore di sua figlia, un circolo vizioso senza soluzione di continuità.

Dott.ssa Francesca Castellano è Psicologa, Psicodiagnosta, Psicologa Giuridica e Psicoterapeuta

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