EMOTIONAL EATING: quando il cibo diventa “emotivo”

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Purtroppo, con l’abbondanza di cibo di cui disponiamo oggi, spesso si finisce per mangiare anche quando non si ha veramente fame! A volte la noia, lo stress, la compagnia, una pubblicità, o la semplice vista di qualcosa che può per noi essere sfizioso ci induce a mangiare quel cibo semplicemente “per gola”e non per soddisfare bisogni fisiologici. Un aspetto allo stesso tempo ovvio e poco considerato del peso in eccesso è che spesso è legato a questioni psicologiche.

L’Emotional Eating: quando si mangia per "compensare"

L’Emotional Eating, che vuol dire mangiare per compensare, è una pratica più diffusa di quanto si possa immaginare. In altre parole, è la ricerca di cibo ipercalorico in modo incontrollato come mezzo per cercare coccole, rassicurazione, scioglimento della tensione, distrazione e/o piacere. Chi non riesce a gestire emozioni negative come la tristezza, la rabbia o l'ansia cerca rifugio nel cibo, mangia “per nervosismo”. Chi soffre di Emotional Eating  si sfoga mangiando tanto e male con vere e proprie abbuffate anti-stress.

I cibi consumati sono spesso ipercalorici, ricchi di grassi ma soprattutto zuccheri come gelati, cioccolato, torte, etc. Il motivo per cui si cercano questi cibi non propriamente salutari è strettamente fisiologico: un eccesso di zuccheri genera un innalzamento repentino della glicemia, che genera a sua volta una sensazione immediata di benessere. Purtroppo però questa sensazione ha una durata molto breve e, quando i livelli di zuccheri in circolo riscendono, e lo fanno anche in maniera brusca, si ritorna in una situazione di ipoglicemia con conseguenze pessime sull’umore.

Ciò genera senso di colpa, frustrazione da un lato e ricerca di zuccheri dall’altro, creando così un circolo vizioso di dipendenza davvero pericoloso, che predispone ad aumento di peso, aumento di massa grassa, debolezza psicologica, ma anche malattie come la sindrome metabolica.

L'Emotional Eating nei bambini

Ma l'Emotional Eating non è una cattiva abitudine che appartiene solamente agli adulti. Sembrerebbe che anche i bambini mangino quando sono tristi e la causa, secondo uno studio condotto dall'University College London, è l'ambiente familiare. A volte i genitori insegnano ai propri figli ad esprimere i sentimenti attraverso l’alimentazione. 

Quando si dà al bambino il suo piatto preferito per consolarlo, lo si abitua a credere che il capriccio può essere risolto mangiando. Il cibo viene usato come sostituto o strumento per regolare le emozioni. Questo comportamento è problematico perché fa aumentare il rischio di obesità. Inoltre, l'Emotional Eating può rappresentare un fattore di rischio significativo per l'insorgenza di disturbi del comportamento alimentare come la Bulimia o il Binge Eating.

L’alimentazione emotiva è una condizione che riguarda moltissime persone tra adulti e bambini che, se persistente, va indagata con uno specialista di psicoterapia. Negli altri casi basta mettere in pratica qualche piccolo accorgimento che distolga da certe voglie. Cercare distrazioni o imparare ad essere più consapevoli nelle proprie scelte alimentari, attraverso la selezione dei cibi, la conoscenza degli alimenti e il loro impatto sulla nostra salute può aiutare ad evitare di “mangiare per nervosismo”. Il nutrizionista può e deve avere un ruolo decisivo in questo, a cominciare dai più piccoli!

Come sempre, a completa disposizione per eventuali chiarimenti.

Dott.ssa Annunziata Taccone, Biologa e Nutrizionista a Roma

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